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NICOLA VILLANO
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CENNI BIOGRAFICI
Lo confesso, sarò partigiano iniziando questa mia collaborazione -approfitto
subito dell’occasione per ringraziare l’amico Giorgio della fiducia accordatami-
con l’inserimento di un artista che mi appartiene: mio fratello che posso
dire di aver seguito da sempre.
Sarò partigiano, ma non certo celebrativo, per cui mi occuperò di lui solo
per tracciarne il profilo biografico, lasciando gli aspetti critici alla
valente penna di Vitaliano Corbi che ha avuto modo di recensire una sua
mostra personale tra le meglio riuscite.
Nicola Villano è nato nel marzo del 1948 in un paesino del casertano, Orta
di Atella, dalle antichissime tradizioni, noto oltre che per la "FABULA
ATELLANA", per aver dato i natali a svariati artisti di chiara fama: basti
ricordare in questa sede MASSIMO STANZIONE, famoso pittore del seicento.
Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Napoli, ha completato gli studi
presso l’Accademia delle Belle Arti della medesima città.
Attualmente è titolare dell’insegnamento di Discipline Pittoriche presso
il Liceo Artistico Statale di Aversa.
Le sue prime vere sperimentazioni artistiche si possono collocare sul finire
degli anni ’60: esse sono del tutto improntate ad un gusto figurativo che,
però, pian piano finisce con il distaccarsi dalle esperienze tipiche dell’ambito
scolastico, assumendo una fisionomia autonoma ed originale.
Con questi presupposti, nel corso degli anni ’70 si dà molto da fare, partecipando
a qualificate rassegne, mostre e collettive, riscuotendo lusinghieri riconoscimenti
e successi di pubblico e di critica: fra le tante, ricordiamo la mostra
personale presentata e curata da FLAVIO QUARANTOTTO, tenuta presso la galleria
"Il Braciere" di Caserta.
Gli anni ’80 rappresentano per il nostro l’avvio progressivo verso la piena
maturità artistica:dalla lettura delle sue tele, infatti, emerge chiara
ed evidente la effettiva padronanza del mezzo tecnico, anche quando si cimenta
in tematiche ostiche ed impegnative, sempre più elegantemente sospese tra
il reale ed il surreale.
E’ questo il periodo nel corso del quale l’artista dà ampio sfogo a tutta
la sua vena creativa, cimentandosi nella esecuzione di opere di grandi dimensioni,
partecipando all’annuale manifestazione popolare dei "FUJENTI": da tale
partecipazione verranno fuori le cosiddette "GLOMEROSCENE", grandi opere
di forte tensione emotiva, stilisticamente originali e cromaticamente ricche
e vive.
Tutto questo attivismo viene ampiamente riconosciuto e stigmatizzato nelle
pagine -curate da ENZO D’AGOSTINO - presenti sul "DIZIONARIO BIOGRAFICO
DEI MERIDIONALI".
In questi anni, oltre che a lavorare su tela, il Villano si dedica molto
anche alla grafica ed al design, producendo numerose opere per Enti pubblici
e privati.
Fra l’altro, è autore della sovracopertina del libro di G. Villano "MERLEAU-PONTY
E LA PSICOLOGIA DELLA FORMA", edito da "Athena mediterranea"; della copertina
del volume "RASSEGNA STAMPA DOSSIER" curata da M. De Crescenzo e G. Villano;
del manifesto di educazione stradale per conto del comune di Orta di Atella.
Di tutta questa attività artistica,delle sue iniziative e mostre si interessano
svariati organi di stampa e televisivi: esemplificativamente, possiamo ricordare
"Il Mattino", il "Roma", "Il Giornale di Napoli", "Tempo nuovo", "La Settimana",
"La Gazzetta Aversana", il mensile dell’Associazione nazionale combattenti
e reduci", Canale 21 e Telecaserta.
Nicola Villano è tra i fondatori ed animatori del gruppo artistico "Le ali
della mente", sorto in Terra di Lavoro nel 1990, gruppo che ha messo solide
radici, impegnato com’è anche nel sociale, in un’area geografica che potrebbe
scoraggiare chiunque.
Con il trascorrere degli anni, si sono interessati di lui numerosi critici
ed operatori culturali, tra i quali possiamo ricordare L. Serra, Novembrine-Golia,
G. Villano, E. Di Grazia, E. D’Agostino, A. Russo, A. De Marco, S. Giordano,
F. Quarantotto, P. Villano, C. Amoroso, C. Daniele, C. Brancaccio, M. D’Ambrosio,
A. Roehrssen, M. Coppola, S. Di Silvio, F. Marino, P. Rossano, G. Lavino,
V. Corbi, R. Pinto.
Oggi, al Villano viene unanimemente riconosciuto di essere oramai giunto
alla piena maturità artistica.
Per avere conferma di ciò, è sufficiente in questa sede citare solo alcune
delle ultime rassegne alle quali ha partecipato -ad Aversa, promossa dall’Assessorato
alla Cultura, a Marcianise, al "Palazzo della Cultura" ed a Sant’Arpino
al "Palazzo ducale"- per rendersi conto che dalle sue tele fuoriescono immagini
prorompenti che riescono a fondere la realtà e l’immaginario "con un discorso
pregnante ed unitario, vivo ed attuale, in perfetta assonanza con il mondo
d’oggi".
Le Opere di Nicola Villano sono presenti in numerose collezioni private
ed in svariati Enti pubblici tra i quali la Provincia di Caserta, il Villaggio
dei ragazzi di Maddaloni la Camera di Commercio di Caserta ed i Comuni di
Casavatore, Acerra, Frattaminore, Orta di Atella.
In conclusione, che cosa posso ancora aggiungere: una sorta di critica a
Nicola vorrei proprio farla!
Ma perché non esci dal tuo regionalismo e cerchi di esplorare mondi nuovi,
culturalmente più stimolanti ?
I numeri ce li hai tutti, basta leggere con attenzione la forbita recensione
di Vitaliano Corbi che qui di seguito viene riportata.
Spero che questa sorpresa ti possa aiutare a decidere bene: non è mai troppo
tardi… a te l’ultima parola!
PROFILO CRITICO
Quel che immediatamente colpisce nella pittura
di Nicola Villano è una strana sensazione di inquietudine.
Al piacere che si prova, infatti, per la
sensuale bellezza delle linfe e degli umori cromatici che l’artista fa scorrere
nelle sue immagini s’unisce subito l’idea angosciosa della sospensione del
principio di realtà che s’avverte in questo mondo dove tutto è fluido, dove
nulla sembra possedere una sicura e stabile identità, ma è sempre sul punto
di tramutarsi in altro.
Anche la rappresentazione dello spazio in
questi dipinti non si richiama all’ordinata geometria della piramide ottica,
né appare imbrigliata in nessun altro genere di rete prospettica.
Anzi, quando ci imbattiamo in qualcosa che
può ancora ricordare una quinta o qualche altra attrezzatura prospettica,
ci accorgiamo che è stata sottoposta a così violente spinte e torsioni da
risultare irreparabilmente deformata.
In questo spazio passano figure sospese e
quasi galleggianti in un medium liquido, che non è però quello del
mare, anche se insieme con altri esseri versipelle, con alghe filamentose
e membrane che si dilatano in mostruosi anellidi e in volti umani, vi navigano
curiosi pesci i cui occhi incrociano quasi sempre il nostro sguardo.
Talvolta vi affiorano lembi di pelle o di
altro tessuto vivente che per il movimento delle pieghe assumono il carattere
di ambigue apparizioni metamorfiche, tanto più inquietanti quanto più il
colore perde consistenza e si assottiglia in impalpabili trasparenze, si
sbianca alla luce o diventa cangiante, come in certi dipinti manieristici,
passando dai gialli ai viola, dai verdi agli arancioni.
La fondamentale condizione di ambiguità di
tutto ciò che compare sullo schermo pittorico dà l’impressione che l’artista
non voglia tanto rappresentare un momento o un aspetto particolare della
realtà isolandolo dal flusso dell’esperienza in cui è immerso, quanto esprimere
proprio il fluire dei processi, fisici e psichici, in una condizione universale
di vita profondamente instabile.
Non si può negare che la pittura di Villano
abbia più di un rapporto con la poetica surrealista.
Ma non è, la sua, una tangenza con gli aspetti
del surrealismo che insistendo sull’automatismo come mezzo di liberazione
privilegiano quelle tecniche, quali il frottage e più in generale
la gestualità segnica, che tentano di sottrarre l’arte al controllo della
coscienza.
Il versante del surrealismo al quale invece
s’accosta Villano è quello che recuperando il sogno come dimensione che
custodisce non solo i desideri rimossi degli individui, ma anche un’antica
promesse de bonheur e il ricordo di una mitica età felice dell’umanità,
stabilisce una stretto rapporto tra le immagini oniriche e quelle dell’arte.
C’è, dunque, nei dipinti di Villano un’evocazione
di fantasmi onirici nei quali, però, non è spenta la bellezza sensibile
della pelle colorata e della forma organica colta nel momento di una intima
trasmutazione, ma s’unisce con la sensazione del dissolvimento, dell’affiorare
dal fondo e nello stesso tempo del perdersi in esso, trascolorando in uno
spazio dove si aprono lontani bagliori di luci abissi di ombre insondabili.
Ad un sentimento simile, che è di fascino
per una bellezza intensa ma effimera, sembra riportare anche l’apparizione
notturna delle farfalle, suggestiva e attraente per la seduzione delle ali
colorate, ma allarmante come l’annuncio di morte contenuto nell’immagine
ammonitrice di una vanitas seicentesca.
La tensione tra gli opposti valori della
vita e della morte che attraversa la pittura di Villano anima una figurazione
che non irrigidisce i suoi denotata, ma li apre ad una molteplicità
di sensi, suscita intorno ad essi un alone di mistero che non rimanda a
una realtà trascendente, separata da quella fenomenica, ma ci fa sentire,
in questo stesso mondo che sembra interamente appartenerci, quanto rimane
fuori dal cerchio luminoso della nostra coscienza e la assedia con domande
che vanno oltre la nostra breve vicenda individuale.
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Il prof. NICOLA VILLANO vive ed opera
in Orta di Atella (Caserta), via Napoli n° 27
Tel. 081 8910240
nicolavillanoarte@libero.it
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