MUSICA E MUSICISTI rubrica di  CORRERENELVERDEONLINE




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Musicisti, cantanti, compositori, gruppi, interviste

Notte della Taranta 2005

INTERVISTA A SALVATORE COTARDO DEL GRUPPO GHETONìA

Come nasce la vostra musica?

Ci siamo avvicinati alla musica popolare dopo lo studio d’altri linguaggi musicali. L’incontro con Roberto Licci (insieme a Rina Durante, Daniele Durante e Luigi Chiriatti, ha contribuito alla diffusione delle conoscenze popolari della Grecìa Salentina) ci ha permesso di confrontarci con un patrimonio culturale di notevole spessore, un insieme di canti e musiche di raffinata bellezza, una forma di comunicazione senza tempo capace di avvicinare la sensibilità di tutti ai temi che sempre hanno dominato i pensieri dell’uomo: l’amore, la morte, la natura, la propria Terra.

Il Salento è sempre stato un luogo di continue migrazioni, di dominazioni spesso violente, di sofferenze nascoste e taciute. La letteratura popolare canta spesso il dolore per una condizione non voluta e mai cercata, il rapporto d’amore e odio con una Terra che da vita e morte, l’amore per la donna lontana. I fiori più belli d’ogni letteratura nascono spesso dalla sofferenza.

La tradizione è un patrimonio da cui attingiamo per rendere la nostra musica colta; proponiamo un prodotto ricco di cultura senza cadere nel banale concetto della “contaminazione”, termine che per altro ha un significato poco chiaro dato che la cultura è sempre frutto d’unione ed incontro. La vera innovazione non è la commistione dei generi, ma la creazione di un nuovo sentire partendo dal patrimonio comune.

Quali consigli sente di dare alle nuove generazioni di musicisti salentini?

Io consiglio di ampliare le conoscenze personali e di osare di più, il confronto e lo studio sono conoscenze fondamentali per ogni musicista. Trovo molto limitante suonare solo pizzica salentina e definirsi un gruppo di musica popolare. La pizzica tarantata è un genere del repertorio popolare, peraltro con una triste storia alle spalle dato che serviva a curare particolari disagi sociali; non dimentichiamo che i “tarantati” erano visti come disadattati, malati da nascondere e curare in casa, e la pizzica serviva ad estinguere il veleno attraverso una terapia musicale.

Consiglio ai giovani di ampliare le conoscenze sull’armonia, il ritmo e la melodia, di confrontarsi con le altre culture musicali del Mediterraneo, visto che ci troviamo nella Grecìa Salentina; un ottimo terreno di confronto è rappresentato dalla tradizione bandistica – mi sorprende parlare con gli anziani del luogo e scoprire che molti, nonostante il loro analfabetismo, conoscano a memoria alcune opere di Puccini!

Da musicista e da cultore della musica tradizionale, cosa pensa del festival La Notte della Taranta?

Io non credo che si possa definire La Notte della Taranta un festival di musica popolare o un prodotto culturale del Salento; è un grande evento con una precisa logica dello spettacolo. Bisogna alzare il tiro, decidere se proseguire su questa strada – magari il prossimo anno si può anche invitare Vasco Rossi! – oppure presentare un prodotto colto.

Penso che sia necessario un lavoro di pulizia: un’orchestra di settanta elementi ha degli oggettivi problemi tecnici! Andrebbero potenziate alcune sezioni e ridimensionate altre; forse un’orchestra con meno elementi avrebbe maggiore spessore qualitativo.

Invece di mandare allo sbaraglio giovani formazioni ancora non pronte ad interpretare il repertorio tradizionale, sarebbe utile chiamare musicisti d’altro valore.

Bisogna prestare molta attenzione all’immagine che diamo del Salento e dei salentini. Se vogliamo parlare di cultura, mi sento molto vicino a persone come Tito Schipa, che tra gli anni ’30-’40 cantava alcuni brani tradizionali nei più importanti teatri d’Italia, ad Eugenio Barba, a Carmelo Bene, ad Antonio Corallo, ballerino salentino della compagnia di Pina Bausch; questi nomi risvegliano in me l’orgoglio di appartenere ad una Terra ricca e generatrice d’alti valori.

La mia non vuole essere una critica ad ogni costo visto che veniamo invitati ogni anno a suonare nel festival; voglio fare una critica costruttiva ed invitare gli organizzatori a presentare un vero e proprio progetto culturale del Salento.

Mi piacerebbe vedere un festival in cui un maestro concertatore, un compositore e musicisti italiani, greci ed albanesi si confrontano con la tradizione e creano qualcosa di veramente originale.