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Morbo di Alzheimer disturbi della memoria In tutta l’Europa stanno aumentando vertiginosamente le persone affette da disturbi della memoria. Nella sola Italia si calcola che di demenza soffrano 800.000 persone, ed entro il 2050 il loro numero è destinato a raddoppiare. Dal 1907, quando il neurologo Alois Alzheimer descrisse per la prima volta questa patologia sull’esempio di una sua paziente confusa e smemorata, questo “morbo” si è trasformato rapidamente da rarità medica a una vera e propria piaga sociale. Attualmente si calcola che soffrano di demenza dal cinque al nove percento degli anziani, e in Italia le persone colpite sono quasi 800.000, di cui più della metà sono affette dal morbo di Alzheimer. Gran parte delle demenze si manifestano in età avanzata, quasi sempre dopo l’ottantesimo anno d’età. Avere una memoria labile non significa, di per sé, soffrire di demenza. Oltre ai disturbi della memoria, con difficoltà a ricordarsi le cose e a concentrarsi, i sintomi della malattia comprendono infatti la perdita dell’articolazione del linguaggio, il calo dell’intelligenza e del coinvolgimento emotivo, la perdita dell’orientamento e alterazioni della personalità. Negli stadi precoci non è facile stabilire se i cedimenti della memoria siano un segno “normale” dell’età o una vera e propria demenza. Come si è detto, la forma più diffusa di demenza – che si riscontra in tre quarti dei casi - è il morbo di Alzheimer, che quasi sempre insorge dopo i 60 anni. Uno dei primi sintomi è l’incapacità di memorizzare informazioni nuove, il che rende difficile al paziente gestire situazioni inconsuete. Ben presto, però, comincia a sentirsi a disagio o disorientato anche in situazioni abituali o familiari. Purtroppo, allo stato attuale il morbo di Alzheimer non è curabile, ma quantomeno se ne controllano sempre meglio i sintomi, da un lato insegnando ai pazienti alcune strategie per affrontare le necessità quotidiane, e dall’altro prescrivendo loro dei farmaci di nuova generazione in grado di rallentare il decorso della malattia, ma ovviamente solo a condizione di averla diagnosticata ad uno stadio precoce. Tuttavia, se non si registreranno presto dei progressi concreti nella prevenzione e nel trattamento delle demenze, l’incremento della vita media previsto in tutto il mondo nei prossimi anni farà aumentare il numero delle persone colpite a ritmi sempre più incalzanti. Ecco perché sono in molti a ritenere che la demenza stia diventando una delle sfide più difficili per la medicina sociale e la politica sanitaria, senza contare che il peso maggiore dell’assistenza dei malati dementi continua a gravare sulle spalle dei familiari, costretti a subire le conseguenze della patologia in misura altrettanto grave quanto i pazienti stessi.
Fonte: Comunicato Regione autonoma Valle d’Aosta nel marzo 2008
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