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“I MALI DI STAGIONE”: la
colecistite

Per
i medici che lavorano in ospedale e che in particolar modo svolgono turni
di pronto soccorso Nel periodo di festività è frequente il
riscontro di un numero maggiore di pazienti con coliche biliari.
Gli
eccessi gastronomici con mangiate pantagrueliche concentrati in questo
periodo dell’anno, così denso di convivi familiari e di voglia di stare
insieme per festeggiare, sono una delle cause più frequenti di aumento di
incidenza della colecistite, uno dei “mali di stagione” tipico, ad
esempio, del periodo
natalizio.
Essendo
toscano e quindi una buona forchetta non avrei mai pensato in vita mia di
svolgere la mia professione di medico radiologo nella Capitale, dove la
tradizione baccanale romana è rimasta immutata nei secoli al di là di
ogni mia aspettativa e costatandone in prima persona le conseguenze.
La
colecistite è l’infiammazione della colecisti e può essere acuta o
cronica.
La
colecistite acuta esordisce con dolore al quadrante addominale superiore
destro (ipocondrio destro) che può irradiarsi alla regione
interscapolare o alla spalla destra.
Il
paziente spesso lamenta anche nausea, vomito e febbre.
Un
segno clinico meno frequente è caratterizzato dalla comparsa di ittero (
colorito giallo della cute e mucose) per ostruzione completa litiasica (da
calcoli) del coledoco.
Di
solito la colecistite acuta è dovuta a calcoli (colecistite litiasica)
che ostruiscono il dotto cistico, che mette in comunicazione la colecisti con il coledoco. FOTO 1 A-B-C

L’infiammazione
può essere la conseguenza di un fattore meccanico , come la
sovradistensione, o di natura irritativa, da parte di sostanze chimiche
presenti nella bile, o più frequentemente di origine batterica.
I
calcoli sono strutture cristalline che si formano per aggregazione delle
sostanze presenti nella bile.
Si
distinguono calcoli di colesterolo, quelli di pigmento costituiti da sali
biliari, principalmente bilirubinato di calcio o quelli di tipo misto. I
piu’ frequenti circa l’80%, i colesterinici e di tipo misto.FOTO 2 A-B
I
calcoli possono essere unici e grossi , quasi mai sintomatici o multipli
talvolta a “grani di pepe”e predisponenti per le piccole dimensioni ad
ostruzione delle vie biliari. FOTO 3
Una
menzione particolare merita la sabbia o fango biliare caratterizzata dalla
precipitazione di calcio e sali biliari nella colecisti , che non
rappresenta una vera e propria litiasi , ma che pur essendo spesso
asintomatica può determinare alla lunga dei fenomeni infiammatori . FOTO
4
La
litiasi, la colecistite cronica e in particolare la forma detta
"colecisti a porcellana" (per deposizione di precipitati di sali
di calcio nella parete) sono delle condizioni predisponenti per lo
sviluppo del cancro della colecisti, soprattutto nel sesso femminile e di
età superiore ai 60 anni.
Nel
10% circa dei casi la colecistite può essere alitiasica cioè non si
riscontrano calcoli all’interno della colecisti e nel dotto cistico.
Questi
casi più rari possono essere la conseguenza di gravi traumi od ustioni ,
di parti prolungati, di grossi interventi chirurgici addominali o
prolungata alimentazione parenterale (per via endovenosa) oppure dovuti ad
infezioni da agenti patogeni rari e parassitari , o in associazione a
malattie croniche come il diabete mellito.
In
questo ultimo caso più frequentemente si può riscontrare la cosidetta
“colecistite enfisematosa” litiasica o alitiasica caratterizzata da
una forma acuta seguita da fenomeni ischemici o gangrenosi della parete
del viscere e successiva infezione da batteri anaerobi.
La
colecistite cronica è quasi sempre associata alla presenza di calcoli ed
è dovuta ad episodi irritativi della parete colecistica o da ripetuti
episodi di colecistite acuta.
Può
essere anche asintomatica per molto tempo e manifestarsi clinicamente per
complicanze.
Una evoluzione asintomatica è caratterizzata dalla colecisti
sclero-atrofica litiasica , in cui la colecisti appare di piccole
dimensioni; ripiena di calcoli e non svolge più la funzione fisiologica
di riserva di bile (colecisti muta o esclusa). FOTO 5
Le
complicanze più frequenti delle colecistiti sono l’empiema, cioè l’ascessualizzazione
del viscere, l’idrope, conseguenza dell’ostruzione litiasica del dotto
cistico, caratterizzata da marcato aumento volumetrico della colecisti ,
anche asintomatico, che puo’ essere rilevato alla palpazione clinica
sino in fossa iliaca destra.
La
gangrena della colecisti subentra per fenomeni ischemici e predispone alla
fissurazione della parete e quindi alla perforazione localizzata nell’omento
o libera in peritoneo con conseguente peritonite che determina il 30% di
mortalità. FOTO 6 A-B
Altra
complicanza della fissurazione parietale è la creazione di fistole
(comunicazioni patologiche) tra la colecisti e gli organi adiacenti,
duodeno, colon stomaco, parete addominale e bacinetto renale.
La
diagnosi di colecistite è clinica, ma l’ecografia riveste un ruolo
fondamentale ed unico per il clinico in quanto oltre a confermare il
sospetto clinico, differenziandola da condizioni patologiche che possono
simularla quali la colica renale “atipica” e l’appendicite e' in
grado di visualizzare direttamente i calcoli, la loro struttura e di
accertarne eventuali complicanze, al fine di stabilire il migliore
approccio terapeutico medico o chirurgico.
Per la sua facile ripetibilità
e non invasività l'ecografia e' importante nel monitoraggio
dell'evoluzione giornaliera della colecistite e quindi nella successiva
scelta terapeutica al fine di dettare i tempi ed i modi dell'eventuale
intervento chirurgico.
L’intervento
chirurgico in una colecistite acuta non complicata, può non essere l’approccio
terapeutico di I istanza.
Spesso,
per evitare complicanze post-operatorie, si preferisce “raffeddare” la
flogosi con terapia antibiotica mirata e successivamente viene programmato
l’intervento.

Nella
terapia medica dei calcoli e della sabbia biliare , condizione che può
predisporre sia a formazioni litiasiche, sia a colecistiti, vengono
utilizzate terapie a base di acidi biliari (l’acido ursodesossicolico)
finalizzate alla dissoluzione dei calcoli di colesterolo e di quelli misti
.Tale terapia, però, appare inefficiente nei calcoli di tipo pigmentato,
in quelli calcifici ed in quelli di diametro superiore a 1,5 cm. per cui
in questi casi l’intervento chirurgico rappresenta il trattamento di
elezione.
Da
più di 10 anni è stata introdotta la colecistectomia laparoscopica un
intervento di chirurgia mini invasiva in anestesia generale che riduce
drasticamente il trauma operatorio, anche per l’assenza della ferita
chirurgica e le complicanze post-operatorie con degenza di circa 3 giorni;
il paziente può assumere un’alimentazione liquida già nella stessa
giornata dell’intervento ed un’ alimentazione regolare solida il
giorno successivo.
Tale
intervento viene eseguito in casi elettivi o “raffreddati” e come
prima scelta nei soggetti pediatrici.
Controindicazioni
relative all’intervento in laparoscopia sono caratterizzate dalla
calcolosi del coledoco, dotto cistico di tipo breve, calcoli di
dimensioni superiori ai 5 cm. obesità ed aderenze da pregressi interventi
addominali.
Le
controindicazioni assolute sono date dalla colecistite acuta complicata,
colangite, cirrosi epatica, ittero e colecistite in gravidanza.
Alla
fine di questa piccola esposizione su questo "male di stagione",
non mi aspetto certamente che la gente si cauteli nei banchetti e nei
convivi , sarebbero consigli giustamente gettati al vento, e che io
stesso non accetterei mai.
Per tale ragione, mesto e sconsolato mi
accingo a svolgere i miei turni giornalieri e notturni festivi di Pronto
Soccorso subissato da "mal di pancia", vomiti e risposte
bugiarde (per Natale? Ho mangiato leggero si figuri dottore che ho
mangiato il capitone…ecc) e da esami ecografici routinari e monotoni.
Beati i chirurghi, loro almeno si divertono in questo periodo…!
Dr
Flavio Di Gregorio*
e-mail:
fla.digrego@libero.it
fdigregorio@rm.unicat.it
con
la collaborazione della Dr.ssa
Raffaella Foschi**
*Ricercatore
presso l'Istituto di radiodiagnostica
dell'Universita'
Cattolica del Sacro Cuore Roma
**Specializzanda
al III° anno della scuola di specializzazione presso l'Istituto di
radiodiagnostica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore Roma - L.go
Gemelli, 8 - 00168 Roma
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