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LA PESTE DEL MANZONI NON E’ SCOMPARSA
La peste, responsabile di grandi epidemie nei secoli passati, malattia
conosciuta attraverso i capolavori del Boccaccio e del Manzoni, rimane endemica
in molti foci naturali sparsi nel mondo. Essa è ancora ampiamente distribuita
nei paesi tropicali e subtropicali e nelle aree più calde dei paesi tropicali.
La peste è presente in Africa, nei paesi dell’ex URSS, nelle Americhe ed in
Asia. Il focus maggiore resta quello di Ituri, nella Repubblica Democratica del
Congo, che causa mediamente 1000 casi all’anno, molto attivo anche nel 2006 con
centinaia di casi di peste polmonare. Nel 2003, 9 paesi avevano riportato 2118
casi e 182 morti, ma i casi reali potrebbero esser stati di più.
L’Africa è il
continente dove si registra oltre il 90% dei casi a livello mondiale, ma,
contrariamente a quanto si possa immaginare la malattia persiste anche nel più
evoluto dei paesi occidentali, gli Stati Uniti d’America dove sono stati
notificati nel 2006 (dal 16 febbraio al 14 agosto) 13 casi. Si tratta del
maggior numero di casi registrati negli USA dal 1994. Essi sono stati registrati
nel New Mexico (7), nel Colorado (3), California (2) e Texas (1). Due dei
tredici casi ha avuto esito letale.
La peste è una malattia zoonotica, causata da un batterio, Yersinia pestis. E’
trasmessa tra animali e uomini attraverso il morso di una pulce infetta. Se non
trattata con antibiotici,come la streptomicina e le tetracicline, la malattia ha
ancora una letalità del 30-60%. Dopo un’incubazione di 3-7 giorni, la malattia
esordisce con febbre elevata, brividi, dolore alla testa e al corpo, stanchezza,
nausea e vomito.
L’infezione si manifesta poi clinicamente in 3 forme, quella
bubbonica classica con interessamento massivo del sistema linfatico ed
ingrossamento marcato dei linfonodi specie all’inguine ed alle ascelle, la forma
setticemica e quella polmonare che può essere dovuta ad una diffusione
secondaria dell’infezione da un’iniziale forma bubbonica o esser dovuta ad un
contatto uomo-uomo per via inalatoria. La mortalità delle due ultime forme è
significativamente maggiore.
L’uomo ha dunque ancora a che fare con malattie responsabili di flagelli che
decimarono la popolazione mondiale nei secoli passati, ma il pericolo maggiore
viene oggi dalle nuove malattie infettive, quelle chiamate “emergenti” contro
cui è fondamentale attuare piani di sorveglianza epidemiologica per scoprirne
rapidamente origine e diffusione.
WALTER PASINI -
Direttore centro OMS Medicina del Turismo
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