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Walter Ego e il mistero del paparazzo

Di Mastro Titta

 

E’ il primo anno del nuovo millennio oppure l’ultimo del millennio scorso, non l’ho mai capito. In ogni modo si tratta del marzo 2000 e ci troviamo in un locale, di cui mi onoro di aver dimenticato il nome, sito alla Suburra, il quartiere ove gli antichi romani avevano ubicato tutte le case di meretricio e dove le meretrici si trovarono così bene che, persino ai nostri giorni, se ne può scovare più d’una. La persona con una grossa macchia sulla cravatta di cattivo gusto e che mi sta asfissiando col fumo del suo sigaro si chiama Cirillo ed è, anche se si fatica a crederlo, un ispettore della polizia. Accanto a lui, il giovane con la faccia rossa e lo sguardo stralunato non è un tossico appena arrestato: quello sono io, Walter Ego, un investigatore privato. Se vi interessa sapere perché sono qui, è perché mi ha invitato Cirillo che, esibendo il tesserino, non solo non paga mai ma qualche volta fa anche entrare qualche amico. Se poi posso darvi un consiglio, smettete di guardare dalla nostra parte e voltatevi di spalle, là dove guardano tutti, e vedrete anche voi Alexandra, la spogliarellista del Club privato dove sono stato condotto e da dove me ne andrei volentieri se non fossi ancora in attesa delle consumazioni che abbiamo ordinato quasi mezzora fa. Fa caldo, qui dentro. Troppo caldo, troppo velluto, troppe poltroncine rosse, troppo alcol e troppa gente sudaticcia, quasi tutti in giacca e cravatta. Le donne, almeno loro, possono stare poco vestite. Alexandra, in particolare, deve sentire un caldo della madonna, visto come sta finendo di tormentare il reggiseno di finto pizzo e come lo fa agitare in mezzo alle gambe. Che ci fa un reggiseno in mezzo alle gambe? Che domande, e allora, le calze della spogliarellista sulla testa di quello pelato, che ci stanno a fare? Non oso pensare dove finiranno gli slip tra qualche istante, se Alexandra, dopo essersele tolte, le tira in mezzo al pubblico, sono sicuro che qualche deficiente che salta per afferrarle spunta certamente fuori. Almeno nei locali di classe, quelli dove si fa la lap dance e ti portano da bere quasi subito, per fortuna le mutande le spogliarelliste non se le tolgono. "Ma dove mi hai portato?" chiedo seccato al mio amico ispettore. Cirillo non mi ascolta neppure. E’ scattato come una molla per contendersi col ragioniere della Cassa di Risparmio gli slip in volo della giovane ucraina. Sicuramente questo non è un locale di classe. Il mio volto è ormai una maschera di rassegnato disgusto.

Finisco di bere l’indefinibile liquore che una cameriera con la cellulite mi ha servito come se mi facesse un favore e cerco di uscire da quel tugurio sciagurato quando sono raggiunto da un tizio che, dimostrando veramente un gusto discutibile, da qualche minuto sembra più interessato a me che alla spogliarellista. Sinceramente non fremevo dalla voglia di fare amicizia. Almeno non con lui. "E’ lei Walter Ego?" Faccio segno di si col capo, pronto ad aggiungere di non avere però una lira, "E’ lei Walter Ego, il famoso investigatore?". Il giovane in fondo non è antipatico. "Si, sono io, come posso esserle utile?" "Ho bisogno di lei…" Probabilmente, il solito cornuto che vuole che gli segua la moglie, penso tra di me, e cerco tra le tasche un biglietto da visita. "Lo vogliono far fuori, signor Ego, lo sistemeranno…." Uccidere? Chi? Perché? " L’avvocato. Il suo amico è in pericolo. E’ una storia lunga, e qui ci sono troppe orecchie….Domani, domani vediamoci da Rosati a Piazza del Popolo, conosce il posto?"

"Ti ha chiesto se conosci Piazza del Popolo? Ma da dove viene, da Rocca Sinibalda?" Monica, la mia socia, ride di gusto. Non credo che ci sia molto da ridere, in fondo stava parlando di un omicidio, anche se non ho capito bene a chi si riferisse. "Ma quale omicidio, Walter, hai solo incrociato un ubriaco troppo eccitato. Secondo me, domani, da Rosati non troverai proprio nessuno. Invece di perdere tempo in queste stupidaggini, perché non vai a contattare qualcuno dei clienti che ti ho segnalato? Non posso mica essere sempre io a portare i soldi a casa!" E ride. Ride sempre, questa maledetta ragazza. E’ convinta di potersi autodefinire "poco seria" solo perché ridacchia quando le raccontano barzellette sporche ma intanto continua a non portare la camicetta trasparente perché le "si vede il reggiseno" (quando il modo migliore per non farselo vedere sarebbe toglierselo) e si abbassa la gonna ogni volta che si siede. Detesto le donne che si abbassano la gonna, è una cosa che mi manda in bestia: sembrano che stiano lì a dirti " non guardarmi le gambe, brutto pervertito" e tu sei costretto a spostare lo sguardo nel vuoto, sul soffitto, sulle tue scarpe, sulla poltrona vuota di fronte, sino a quando non incroci di nuovo il suo sguardo seccatissimo "ma dove cazzo guardi, frocetto". Monica è una di quelle donne che immaginano che gli uomini siano sessualmente eccitati dalla loro intelligenza e capacità. Non sanno rassegnarsi al fatto che siano solo le loro tette. Continua a raccontare in giro che me la tengo solo perché guadagna un sacco di soldi e perché praticamente mi mantiene. Ma non è vero. La sopporto solo perché sono un romantico e perché l’ultima volta che mi sono spogliato di fronte ad un’altra donna era un medico di guardia del Policlinico.

(2) Ho atteso inutilmente per oltre due ore. Il mio misterioso cliente non si è fatto vedere. Tra le altre cose, il caffè Rosati in Piazza del Popolo non è proprio il luogo più economico per fissare un appuntamento. Il cameriere è già passato due volte per chiedermi se "desideravo qualcos’altro" oltre il micragnoso caffè macchiato che giaceva desolatamente ghiacciato nella mia tazzina. Ad ogni modo, non tutto il male viene per nuocere. Il vicino ristorante "il Bolognese" comincia, infatti, a fremere di clientela vip o presunta tale. Mi fa sempre piacere vedere e farmi vedere. Alcuni personaggi della "Roma che vorrebbe contare" vengono spesso qui con le loro giovanissime conquiste recenti, quasi tutte reclutate nel mondo dello spettacolo che fa molti provini ma che lavora poco o mai. Dare un’occhiata alle ultime novità è sempre utile e, qualche volta, piacevole. Quella diciottenne in minigonna che, in compagnia del presentatore televisivo, finge di ridere scompostamente alle sue battute solo per avere l’occasione di toccarlo sulle gambe è una di quelle scene che, per mia sfortuna, mi capitano sempre quando non possiedo la macchina fotografica con me. "Io non la scordo mai". Alzo gli occhi e mi trovo di fronte Egidio, uno dei paparazzi più sciaguratamente noti di Roma che pubblica foto scandalistiche sia sull’autorevole "Eco di Roma" che sullo screditato (ma più divertente) "Vizi della Capitale" "Stavi pensando che avresti voluto avere con te la macchina fotografica, non è vero" Io non rispondo e, conoscendo i pochi spiccioli che navigano nelle mie tasche e il proverbiale appetito di Egidio, evito di fargli cenno di accomodarsi. Lui, naturalmente, si accomoda lo stesso. "Comunque, se ti può interessare, probabilmente il presentatore è frocio. Sembra che lo abbiamo scoperto in un cesso della Stazione con un giovanissimo nigeriano. Secondo me, stanno solo facendo finta. Come quasi sempre, peraltro. La ragazzetta deve apparire come valletta su Tele97 e una foto piccantina con un volto noto in questi casi, serve sempre" . Non sono molto interessato a queste informazioni ma, per compiacenza, sorrido appena. "Cosa hai preso? Un caffè? A quest’ora sarebbe più appropriato un aperitivo.. cameriere porti anche un tramezzino tagliato a pezzetti…si, vanno bene anche le pizzette…" Gli faccio segno che non ho una lira e l’appetito gli passa subito. Un cappuccino può bastare. "Allora" mi chiede con quel suo sorriso ebete "a cosa stai lavorando, grande investigatore: chi è la mignotta e chi è il cornuto?" "Nessuno che conosci" gli dico, già rassegnato al fatto di non togliermelo di dosso. "Guarda che le persone normali non vengono mica a pomiciare a Piazza del Popolo, chi viene qui è chi vuole farsi riconoscere …dai, non rompere le palle, chi è la puttanella? Mentre parla con me, Egidio continua a guardarsi intorno, sempre all’affannosa ricerca di qualche volto famoso da immortalare. E finalmente lo vede. "Cazzo, guarda chi c’è!" L’uomo che mi aveva fissato appuntamento al Club Privato si era avvicinato titubante al nostro tavolo. Solo a pochi metri da noi aveva riconosciuto Egidio e dal volto non mi pareva proprio entusiasta dell’incontro. Dopo un istante di smarrimento, era passato oltre con decisione. "Chi è? Non mi sembra di conoscerlo" domando manifestando indifferenza . "Ma dove vivi? Renzo Languarelli Scazzi, il noto finanziere e play boy. A trentasette anni, è considerato una sorta di "scapolo d’oro" dei salotti romani. Si dice che abbia una relazione con la figlia dell’Ambasciatore americano ma, fino ad oggi, nessuno è riuscito a fotografarli insieme. Scusami, Ego, cerco di seguirlo…non si sa mai!." E scappa via, lasciandomi solo con i miei dubbi e lo scontrino del suo cappuccino in mano.

L’avvocato Gaudenzio è uno dei pochissimi legali che conosca che non ha e non ha mai avuto uno studio. Gestisce la proprietà di una ricchissima ereditiera che vive in Uruguay e le sue uniche faticose attività consistono nell'inviare un resoconto mensile e nell’attendere l’assegno. Mi guarda sorpreso e con il volto sconvolto dalla fatica "E mai possibile che tu venga a scovarmi persino in palestra?" Il ciccione gronda sudore come una fontana e la sua tutina all’ultima moda è zuppa come se fosse appena uscito da una doccia. "Che ci posso fare se ti piace tanto venire a sculettare in questo postaccio pieno di finocchi" rispondo osservando divertito un paio di eterei ragazzoni che saltellano leggiadramente. "Non è vero che ci sono froci… insomma… non tutti. Ma non sarai venuto sin qui solo per confermare la tua idiosincrasia per il fitness. Che cosa mi volevi chiedere?" Se avevi mai sentito parlare di un certo Languarelli?" Renzo? Certamente. Chi non conosce Languarelli Scazzi? Giusto uno sfigato che, come te, non riesce a portarsi a letto neppure la sua bambola di gomma!" E ride, il trippone. Se non avesse la sana abitudine di farmi ogni tanto qualche piccolo prestito, lo colpirei molto più duramente del suo massaggiatore. "Guarda che, nel campo, ho qualche buon fornitore anch’io…" risposi piccato. Gaudenzio si denudò per infilarsi sotto la doccia che, per fortuna, era una di quelle a due posti progettate per coppie piene di ormoni o per singoli come lui pieni di grasso sottocutaneo. "Ti sbagli, Walter…" mi gridò mentre si insaponava "…Renzo non è un puttaniere. E’ un uomo di pubbliche relazioni sempre circondato da stupende figliole, modelle, indossatrici, attricette in cerca di scrittura. Se tu ne vuoi conoscere una sempre se tu appartenga al bel mondo (precisò guardando l’investigatore con una punta di divertito disprezzo) - Renzo te la presenta. Poi quello che fate sono affari vostri…

"Ho capito…." Tagliai corto ormai esausto di conversare con un ciccione nudo – e da quanto tempo non vedi queste benefattore dell’umanità?

Altri tre palestrati erano entrati in accappatoio nella zona docce. Ero l’unico fesso in giacca e cravatta blu scura in mezzo a quattro adami senza foglia di fico che fingevano di lavarsi per osservare chi ce lo aveva più lungo. "Da quanto tempo non lo vedo?…Mah, poco, la settimana scorsa credo…" E di cosa avete parlato?" Di tante cose.. di golf, di barche a vela e naturalmente di donne, anzi di una donna in particolare. Credo che fosse un’ucraina." "Ti serve una colf?" replicai ironico guardando quel cinquantenne obeso che si rivestiva. "Una donna bellissima.. sai cosa mi disse Renzo?" Cosa? "Che mi avrebbe fatto morire!"

(3) La Questura sembra un carcere. E le due facce sconsolate dei poliziotti alla porta sembrano quelle degli ergastolani. "L’ispettore Cirillo? E chi è?" mi rispondono piacevoli come una rogna per un cane. Faccio da solo. Nessun problema, continuate pure a difendere l’onesto cittadino. "Sei molto popolare qui dentro!" esordisco entrando nello sgabuzzino per le scope adattato ad ufficio del valente ufficiale di polizia giudiziaria "non ti conosce nessuno…" "Siamo in tanti…" mi risponde Cirillo senza neppure alzare gli occhi dallo sfiatato computer che stava finendo di dissestare "vorrei proprio che mi spiegassi perché te ne sei andato all’inglese al Club Privato, lasciandomi solo con un paio di mutande in mano…" Ho fatto un incontro interessante…" "Più interessante di Alexandra? Credo, amico mio, che i nostri interessi comincino a divergere… "Può essere. Cosa sai dirmi di Renzo Languarelli? Mi dicono che sia una specie di puttaniere di alto bordo, una persona piena di grana ma sostanzialmente poco pulita…" Tu devi essere scemo Walter…Renzo Languarelli Scazzi è uno dei migliori amici del Prefetto. Il Questore gli riserva un posto accanto al suo allo stadio Olimpico ogni domenica e, a quanto dicono i giornali, è fidanzato con la figlia dell’Ambasciatore americano a Roma!" Gli vogliono bene proprio tutti a questo signore. Del resto, se fai del bene al tuo prossimo…"E….che cosa farebbe di mestiere questo amico delle istituzioni?" "Quello che fanno tutte le persone ricche. Nulla, credo. Possiede una bella villa sull’Appia Antica. Roba forte. Megacasa, megapiscina, megaparco…" "….Megagnocche…." "E già…anche le donne non mancano mai. Possiede diverse agenzie di viaggio, una partecipazione in un autoconcessionario Jaguar e credo che abbia anche qualche piccolo interesse nei locali notturni. Ma poca roba, tanto per uscire la sera e far avere qualche biglietto d’ingresso agli amici. E’ proprietario di un cavallo da corsa che ha vinto un paio di gare al trotto e fa molta, moltissima beneficenza!"

"Già me lo figuro. Senti Cirillo, questa dama di San Vincenzo in pantaloni attillati mi ha fermato l’altro ieri al Club Privato e mi ha detto che assassineranno un mio amico avvocato. L’unico avvocato che conosco è Gaudenzio ma quello morirà solo per il colesterolo alto, l’obesità e la follia di far palestra a cinquantaquattro anni. Chi mai si prenderebbe la briga di assassinarlo quando basterebbe aspettare pochi anni che la natura faccia il suo corso?" Cirillo rise. "Ma dai, dovevate essere ubriachi tutti e due!" "Non credo proprio. Mi ha dato appuntamento per il giorno dopo e si sarebbe regolarmente presentato se al mio tavolo non si fosse seduto quella piattola di Egidio". "Il paparazzo?" "Già, proprio lui. Il Languarelli se le data a gambe e io resto con la curiosità di sapere che cosa voleva che facessi io per quest’avvocato che qualcuno vuole assassinare. Perché è venuto a dirlo a me se vede il Questore ogni domenica? " "Già perché?" "Perché evidentemente non vuole pubblicità. Vuole qualcuno che operi riservatamente…Sai cosa significa questo?" "Cosa significa?" "Che mi vuole assumere, pagare, finanziare, insomma dare soldi. I soldi sono gli unici amici di cui sento una maledetta mancanza.." "Le cose vanno male in agenzia? " " Tutt’altro. Vanno benissimo. In questo momento, tra me e Monica contiamo ben venticinque clienti!" "E quanti ne ha Monica?" "Ventiquattro. Insomma tutti. Sono cinque settimane che non faccio una lira. Se questo Renzo Vogliobeneatutti è così pieno di grana, mi conviene riacciuffarlo al più presto. Non credo che vogliano far fuori il vecchio Gaudenzio ma, se lui lo pensa, perché non essere io a guadagnarsi qualcosa?".

Cirillo mi guarda senza espressione. Mi accorgo di aver parlato con foga e calda passione. Sono sempre commovente quando parlo di soldi. "Va bene…" mi dice dopo qualche istante di silenzio, "ti procurerò il suo indirizzo…"

Grand’uomo il Cirillo. La mignotte con cui andiamo dicono ridendo che farebbe cilecca pure con un’overdose di viagra. . forse è vero ma per me è un amico. E gli amici non te li devi mica scopare.

La villa del Languarelli è piuttosto nascosta. Un muro di buganvillee alto tre metri l’occulta alla vista dei comuni mortali. Neppure dal cancello si riesce a sbirciare niente. Si legge solo il solito cartello fesso che invita a stare attenti al cane. Purtroppo non ho portato con me le polpette. Altrimenti me le mangerei, oggi non ho toccato cibo. Per il cane, ammesso che esista, vi è sempre la pistola. Entrare in casa d’altri senza essere invitato è un reato e io non lo compierei mai. Ma, in fondo, è stato il play boy a dirmi che voleva vedermi e mi deve almeno il denaro investito nella consumazione al Bar Rosati. Non può certo lamentarsi se gli schiaccio un pochino dell’erba del giardino. Da ragazzo ero bravissimo a scavalcare i cancelli ma ormai ho trentasette anni e per poco non lasciavo sulle aste metalliche alcune tra le mie parti migliori. Tutto è silenzio. Del cane neppure l’ombra: ormai è un trucco a cui non crede nessuno. Temo molto di più un guardiano o, almeno, un sistema d’allarme. Ma non sembrano esserci né l’uno né l’altro. Mi sono bucato i pantaloni, porca puttana. Pazienza, metterò anche quelli sul conto dell’amico del prefetto.

La finestra della villa è aperta. Nel salone, sulla tavola troneggia una bottiglia di champagne e due coppe vuote e sotto la tavola due paia di scarpe: un paio sono da donna. Probabilmente il Languarelli è in camera da letto a stancarsi con qualcuna delle sue amichette: la vita, purtroppo, è dura per tutti. Non so cosa sia meglio fare: bussare alla porta? Ormai sono all’interno della proprietà privata, tanto vale entrare dalla finestra. E’ naturalmente una cazzata, ma che vi aspettate da uno che dopo tredici anni di professione ha in tasca solo una tessere per l’autobus e un preservativo probabilmente scaduto?

La stanza è abbastanza ordinata. Naturalmente, sul pavimento, come una pista sin troppo facilmente seguibile, vi è un vestito da donna taglia 40, un reggiseno di quarta misura, un paio di slip. Tutto da donna. Evidentemente il benefattore dell’umanità fa l’amore vestito ….

"Signor Ego! Purcaputtuanaeva eccheccazzo ci fa qui?" Il fraseggiare di questo miliardario mi sembra non diverso da quello dei miei clienti. "Signor Ego, non mi riconosce? Sono io…lo Zingaro!"

Lo Zingaro era il factotum di Gaudenzio, un povero disgraziato a cui la vita aveva regalato una sola ricchezza: una faccia da delinquente da far paura. Sfortunatamente per lui, aveva solo la faccia. Per il resto non sapeva far nulla, tranne qualche lavoretto in idraulica e falegnameria. Lo avevo chiamato spesso in passato. Non ricordo però di averlo mai pagato. Speriamo che abbia poca memoria pure lui.

"E’ stato l’avvocato a mandarla qui?" mi chiese visibilmente preoccupato. "No. Volevo parlare con Renzo Languarelli Scazzi. Ha chiesto di vedermi, qualche giorno fa. Ma tu, che ci fai a casa sua?" "Il dottor Languarelli è partito. Tornerà dopodomani. Ma lei è sicuro di non aver visto l’avvocato Gaudenzio? "

"Gaudenzio non sa nulla, amore, stai tranquillo. Chi è questo tuo amico?" Una voce mai udita mi fa girare. Sulla soglia della camera da letto c’è Alexandra, che sembra aver appena ultimato uno dei suoi spogliarelli. La guardo. La riguardo. La guardo meglio. La riguardo ancora. Dopo un po’, non avendo più scuse per guardarla, domando allo Zingaro "quindi.. tra voi…" . La domanda era già assurda ma la risposta è un incubo. "Si, Signor Ego…" ammise sussurrando quel paginone vivente di Play Boy "siamo amanti…"

 

 

"Ego, stai dormendo o sei sveglio?" Incredibile che ancora vi siano persone che fanno domande così imbecilli. Inevitabile la risposta " Prima che mi telefonassi dormivo magnificamente. Che cos’è che vuoi alle sei del mattino, Cirillo?" L’ispettore sembrava stranamente imbarazzato. "Il Capo della Mobile vorrebbe interrogarti!" Cosa vuole quel cerebroleso del tuo capo, un consiglio dove comprarsi una giacca? Sembra un saccheggiatore di mercatini albanesi.." "Gli ho dovuto raccontare che hai visto Languarelli e che ti sembrava sconvolto…" E allora? "E gli ho detto anche che lo hai rivisto in compagnia di Egidio…" "Il paparazzo? Ebbene…" Lo hanno trovato morto ieri sera, colpito con una chiave inglese alla nuca e nascosto nel portabagagli di una Mercedes.." "Come…come lo hanno trovato?" "Morto…" Chi? Chi hanno trovato morto? " Egidio. " Egidio il paparazzo?" Sempre lui, sei sicuro di essere sveglio?. "Si, sono sveglissimo. Mi dispiace. Era un bastardo che godeva a raccontare le sporcizie altrui, in ogni modo mi dispiace…almeno un po’…credo…" Certo…certo… " commentò Cirillo " …e non mi chiedi di chi era la Mercedes?"

(5) Nicola era il classico esemplare di Capo di una squadra mobile. Una persona che non vorresti mai incontrare, tanto meno nel suo ufficio, tutto adornato di encomi per questo o quell’arresto effettuato. "Ma questo tizio per il cui arresto hai avuto una segnalazione speciale, non risultò poi innocente?" "Qualche volta la giustizia sbaglia. Si, lo assolsero. Ma io, comunque, fui promosso lo stesso…" Qualche volta anche l’Ufficio Promozioni sbaglia" commento sardonico. "Non siamo qui per parlare di questo, Ego, voglio sapere che rapporti ci sono tra te, il giornalista Egidio e il faccendiere Renzo Languarelli…" . Guarda un po’ come cambiano le cose al mondo – non posso fare a meno di pensare – adesso quel paparazzo diventa un giornalista e l’amico del Prefetto un faccendiere…"Perché non lo chiedi al Questore?" "Cosa c’entra il Signor Questore?" "Non lo incontrava tutte le domeniche all’Olimpico?" "All’Olimpico vi sono ottantamila persone…la vedo molto male la tua licenza, caro Ego. Sarà meglio che smetti di parlare a vanvera e ci dici quello che sai.." "Con chi gioca la Lazio domenica?" "Non lo so. Cosa c’entra?" "Voglio vedere se riesco anch’io a sedermi accanto al Questore..dovrò dire di essere amico del Prefetto? "

Il poliziotto cominciò a giocare con le sue bretelle di cattivo gusto (come tutto in lui) e disse minaccioso "Eri in affare con quel puttaniere?" Con chi, con Cirillo?; Cosa c’entra l’ispettore Cirillo? "E’ l’unico puttaniere che conosca…". Quella caricatura di poliziotto sospirò e con un ghigno copiato da Humphrey Bogart , cominciò a giocare con le manette. "Che cosa voleva Languarelli da te?" "Credo che mi volesse assumere?" "Per far cosa?" "Non lo so. Penso che volesse informazioni su di un avvocato. Ma non sono riuscito a parlargli per avere dettagli…" "E’ vero che è impallidito vedendo, accanto a te, il giornalista?" "Così mi è parso…" "E’ perché pensi sia impallidito?" "Non ne ho la minima idea…". Nicola fece scattare con violenza la manetta sul suo polso sinistro, poi, accorgendosi di non avere le chiavi, fu colto da un lieve moto di imbarazzo. "Certo che…" mi disse facendomi col capo cenno di andarmene " per essere il titolare di un’agenzia di informazioni…di informazioni ne possiedi poche…" "Tu invece come capo della Squadra Mobile di Roma sei perfetto!" risposi con un sorriso "ci manca solo che adesso tu mi chieda di non lasciare la città!" "Giusto!" fece Nicola "non lasciare la città!" mi gridò prima di immergersi nell’affannosa ricerca delle chiavi delle manette.

 

"Ormai il Languarelli è incastrato" commentò amaro Cirillo "hai fatto male a far innervosire il dottor Nicola. Potresti pagarla caro, lo sai, Walter. "Il tuo capo non saprebbe svolgere un’indagine per furto d’uova in un pollaio. Per me, lo hanno sempre promosso solo per toglierselo dalle palle. Dimmi piuttosto qualcosa su quest’omicidio. "C’è poco da dire. L’auto era del play boy, la chiave inglese veniva dal kit della stessa e sembra che ci siano le sue impronte. Abbiamo la certezza che, negli ultimi giorni, i due si siano visti più volte e, infine, il Languarelli è stato arrestato mentre vagava nei pressi della sua villa e non è stato in grado di dire dove abbia passato la notte…"

Avete trovato la macchina fotografica di Egidio? "No, forse non l’aveva portata;" Come no? Un paparazzo senza macchina fotografica è come una prostituta senza preservativo. Mai che la Squadra Mobile di Roma sbagli un’indagine….

Perché i telefoni squillano sempre quando uno sta in bagno? Deve essere una legge fisica, una specie di fenomeno paranormale che collega l’abbassarsi della tavoletta con l’impulso lontano di formare proprio il tuo numero. "Pronto? Ciao Monica, come va? In questo momento mi occupo di un caso di omicidio, avrai letto i giornali di questa mattina. No. Non paga ancora nessuno…."

Dall’altra parte del filo, la solita voce professionalamentosa che mi porta sempre alle soglie dell’impotenza "Lascia perdere i giochi, Walter. Ho preso un caso facile, facile, proprio nel tuo condominio. Mi hanno già versato l’acconto di cinquecentomila e quindi cerchiamo di contribuire al pagamento delle bollette, ok?" E pensare che ci fu un tempo in cui avevo pensato di invitare nel mio letto questo mostruoso ragioniere delle investigazioni. Dovevo essere molto giovane, molto sciocco o molto arrapato. "Di quale caso si tratta?" "Un macellaio che abita vicino a te sospetta che la figlia diciottenne si veda, non proprio platonicamente, con qualche morto di fame. Insomma, la solita menata…" Chi è il macellaio?" "Lo dovresti conoscere, si chiama Rossetti e abita nella palazzina di fronte alla tua. Ha una bella Bmv, nuova, nuova…" Una Bmv azzurra? "Si, proprio quella…" Una Bmv come quella dello stronzo che ha graffiato la mia Opel grigia del 1979, un gioiello di antiquariato automobilistico. "Nulla da fare Monica, la ragazzetta la conosco… riferisci pure che abbiamo svolto le nostre indagini e che la ragazza è risultata una mezza ninfomane che va con tutti. Consiglia al padre di farla curare da qualche specialista…""Ma sei certo?" "Certissimo, del resto deve aver preso dalla nonna…" "Conoscevi sua nonna?" "No, ma conosco come guida quel figlio di puttana del padre"

(6) Avete mai vissuto l’esperienza di una spogliarellista professionista che si spogli per voi soltanto? A parte i due soliti contaballe che non mancano mai tra i miei lettori, sono certo che avete risposto di no. Neppure io, naturalmente. Ma questa mattina, mentre sto entrando nel Club Privato di Alexandra, per un istante ho pensato che forse avrei rimosso questa lacuna. Il locale è completamente deserto. Sono le undici del mattino, peraltro, e in quest’ambiente è come se fosse notte fonda in un ufficio pubblico. Ho chiesto ad Alexandra di incontrarla. Mi ha risposto "perché no?". E’ un bel modo di rispondere, non capisco perché una bella figliola dovrebbe rifiutarsi di incontrare riservatamente un fustacchione come me. Prima o poi, bisognerà che le altre donne me lo spieghino. Alexandra è nel suo camerino. Mi grida da lontano di entrare "Sono qui, Walter, ancora un secondo e sono tua!" . Rimango sognante per qualche momento. Maledetti modi di dire, mi faranno rischiare una prostatite. La spogliarellista appare vestita con jeans e maglietta. Si è messa persino un paio di occhiali da vista che le deformano quasi completamente gli occhi verdi. "Volevi parlarmi?" mi chiede sedendosi su di un tavolino. "Lo sai che hanno arrestato Renzo?" "Si, lo so. Ha ucciso un giornalista!" "Non mi sembri né sorpresa né dispiaciuta…". La donna alza le spalle e si tira dietro i capelli per mostrare il collo. "Mah…cosa vuoi…con Renzo era finita da tempo…lui è un uomo che si annoia ad uscire due volte con la stessa ragazza…Mi dispiace che si sia messo nei guai ma, adesso, devo pensare a me, a Pavel, al mio futuro…" Pavel deve essere lo Zingaro, pensai tra me. "E’ una cosa seria?" "Con Pavel? E’ carino, non trovi?" Francamente no. Ma è inutile insistere, le donne hanno gli occhi solo per avere qualcosa da truccarsi in macchina. "Si, abbastanza carino…ma non è questo il problema. Lo sai che non ha una lira? Non mi sembri una persona abituata al digiuno…" La ragazza si toglie gli occhiali "Qualcuno che paga si trova sempre…" Conosci bene l’avvocato Gaudenzio?" "Non domandare ciò che sai…" E’ gentile con te? "Abbastanza gentile. Cinque milioni al mese. Ma lo vedo solo il mercoledì e il giovedì dopo lo spettacolo" "Bene. Avrai tanto tempo libero…" "Si, il sabato sono tanto sola. Voi uomini il sabato sera siete tutti moglie, figli e cagnolino…". Mi domandai chi occupasse i restanti giorni della settimana ma non credo che me lo avrebbe detto. Peccato che io non abbia una lira. "Peccato che il sabato sia occupato…" "Moglie, figlio o cagnolino?" chiede ironica. "Sanguisuga". "Sanguisuga?" mi fa l’ucraina "non conosco bene l’italiano. Che animale è?" "La degenerazione genetica di una socia in affari…"

 

"Cirillo?" "Si…" "Fammi una cortesia…ieri, rientrando a casa mi sono accorto di essere seguito da una macchina. Una vettura straniera, di color scuro…ho naturalmente preso il numero di targa…" "Lo sai, Walter, che queste cose non si potrebbero fare…" Dai, non fare il difficile, non è mica la prima volta e ti assicuro che non ti racconto balle: seguiva proprio me" "Sarà una donna innamorata" "Se era una donna, si era fatta una plastica e adesso somigliava molto ad un omone grande grosso e pericoloso. Non ho rapporti sentimentali con questo tipo di gente…." "Ho capito…dammi questo numero di targa…" "Ti devo un caffè…" "Si…come no… a quest’ora dovresti regalarmi un bar-torrefazione…."

"Buongiorno, dottor Ego. La disturbo?" "a quest’ora del mattino, di solito si…chi è lei?" "Veramente sono quasi le nove e mezza. Sono il suo vicino di casa, il signor Damiano, probabilmente ci saremo incontrati a qualche riunione condominiale…" "Ne dubito. Riservo le riunioni condominiali a quando sarò vecchio, rincoglionito e nullafacente…il primo requisito ancora mi manca. Che cosa desidera Signor Damiano? "Nella mia cucina c'è una macchia di umidità...""Mi spiace molto, se la faccia cambiare..."Si tratta di una macchia sul soffitto e io abito proprio sotto di lei..."""Si, ma io sono venuto ad abitare qui prima..". "Non capisco… la macchia…" "Senta, amico mio, ognuno qui ha i suoi problemi…."

Chiudo la porta e ritorno a letto. Noto che anche sulla mia coperta c’è una macchia. "Beati loro, che vivono preoccupandosi di queste cazzate e vanno anche a scocciare il prossimo. E’ incredibile pensare che esista al mondo gente che perde il suo tempo con le macchie d’umidità, con quello che accade nel mondo.". Le dieci meno venti. E’ presto. Ho ancora qualche minuto prima che la sveglia suoni.

Se vuoi trovare un colpevole, devi indagare sulla vittima. E su Egidio, scommetto proprio che di panni sporchi da mettere a lavare ce ne devono essere parecchi. Mi trovo nella redazione del settimanale "Vizi della Capitale", un piccolo appartamento scalcinato che si trova tuttavia in un palazzo del nobile centro storico. Il portone d’ingresso è elegante ma l’eleganza l’hanno messa tutta lì. Il cronista che mi si avvicina veste come l’Ispettore Cirillo, che come è noto è battuto solo dal suo capo, ha le unghie sporche e un tic all’occhio destro. "Cercava me?" mi domanda sospettoso "Non ci penso proprio" gli rispondo indirizzandomi verso la scrivania in fondo. Un paio di gambe sono sospese tra una minigonna sulla sedia e le scarpe sul tavolino, dritte come il ponte sullo stretto di Messina quando sarà costruito e avvolte in calze a rete chiare come piacciono a me. "Buongiorno, lei è una collega di Egidio?" "Egidio è morto" mi risponde quella gnocca di giornalista senza neppure guardarmi.. "Lo so. Sono qui per questo. Mi chiamo Walter Ego e sono un investigatore privato…" La donna alza finalmente lo sguardo. Probabilmente sta pensando che sono uno schianto di maschio ma mantiene il suo sangue freddo ed è bravissima a non farlo capire. "Cosa vuole da me, Signor Ego?" "Ecco…" "No, non me lo dica. Vuole certamente informazioni sul conto di Egidio. Non avrà difficoltà a trovarne quante ne desidera e anche più. Lo sapeva che il nostro reporter ha persino scritto un’autobiografia di quattrocento pagine? Ed era appena arrivato al giorno della licenza liceale. Pensava di scrivere il secondo volume entro l’anno: probabilmente avremmo scoperto che aveva persino tentato di iscriversi all’università…" "Non mi sembra le piacesse troppo il suo collega, signora…" "Mi chiami pure Marianna. Sono il direttore responsabile di questo indegno fogliaccio ma è inutile che le chieda se ha mai sentito nominare il mio cognome…" "Senta Marianna…Egidio aveva dei nemici?". La donna mi guarda con sensuale commiserazione. Probabilmente è già pazza di me. "Lei deve essere un uomo stupido, signor Ego. Solo un uomo stupido oppure un marziano potrebbe chiedermi se Egidio, il calunniatore più conosciuto di Roma, il pettegolo per antonomasia avesse dei nemici. Si. Ne aveva. Cinque o seimila, nemico più, nemico meno…."

Capisco subito quando piaccio ad una femmina. E Marianna è molto femmina. "Posso invitarla a mangiare qualcosa?" "Non ho tempo da perdere…" E’ decisamente cotta "E magari domani a pranzo?" "Se sto per morire di fame, ti faccio un fischio…"

Le donne non sono bestie facili. Quando il maschio le fa impazzire e non vedono l’ora di cedere, fanno finta di resistere. Io devo piacere moltissimo perché sinora non ne ho mai incontrata una che non abbia resistito tenacemente ai miei tentativi.

Sono ormai in procinto di andarmene, quando una fotografia colpisce la mia attenzione. "Quella foto.. l’ha scattata per caso Egidio?" Marianna mi risponde col tono di chi è disposta all’ultimo sacrificio solo perché certa di perdermi per sempre. "Si, è di Egidio. Ne ha scattate una serie il mese scorso. Ma è roba vecchia: ormai la sanno tutti quella storiella…" "Già" sospiro "pensi che a me l’ha raccontata persino un amico ispettore di polizia, categoria che solitamente non sa mai niente, eppure c’è qualcosa che non quadra….un’ultima domanda: sa che fine ha fatto la macchina fotografica del suo reporter?

La donna non c’è più. Il tizio col tic e le unghie sporche mi sta poco gentilmente scortando alla porta. Con tutta probabilità, è geloso. L’apparizione di un vero uomo sta sconvolgendo di sensualità del suo algido direttore responsabile e mettendo in seria crisi l’autostima della parte maschile della redazione. Sempre la solita storia: la bellezza per le donne è sempre un vantaggio, a me risulta sempre un ostacolo….

"Walter? " "Chi è?" "Sono Gaudenzio. Ho bisogno di te. Credo di essere pedinato" "Chi è che ti segue?" "Non lo so. Una macchina blu scura, un modello straniero che non avevo mai visto…." "Hai preso il numero di targa?" "Solo i primi quattro numeri…" Ascolto i numeri con attenzione. Coincidono con quelli della vettura che ho notato ieri. "Quella macchina segue anche me…" "Anche te? E chi può essere?" Credo che Egidio potrebbe dircelo. "Ma Egidio è morto…" Forse non del tutto, caro avvocato, forse non del tutto….

(8) Sono ritornato nel mio ufficio sulla Portuense. Erano giorni che non riuscivo ad entrarci, ma ormai i creditori si devono essere stancati e per un po’ non torneranno. Mi piace quest’ufficio, quasi buio, illuminato solo dal lampeggiare dell’insegna al neon. Prima o poi dovrò decidermi a pagare la bolletta dell’elettricità. Se solo avessi qualche cliente. I miei fascicoli rossi sono desolatamente accatastati sulla scrivania. Tutti casi interessantissimi. Tutti casi chiusi da tempo. Devo prendere atto della realtà: se non ci fosse Monica sarei alla fame. Sono il primo mantenuto nella storia dell’investigazione privata italiana. Mia madre non voleva che facessi l’investigatore privato "perché non puoi lavorare come fanno tutti?" mi chiedeva…gli investigatori per lei erano una sorta di pervertiti alla stregua degli scommettitori alle corse dei cani, dei papponi e dei senatori della repubblica. Aveva ragione, povera mamma. Ma questo lavoro è una sorta di droga: quando ti prende non ti lascia più e non consente di essere lasciato. In ogni momento può capitare qualsiasi cosa. Questi passi che sento tremanti dietro la mia porta, ad esempio, potrebbero essere di qualche magnifica figliola bisognevole d’aiuto, potrebbero essere l’inizio di un’incantevole avventura erotica, di un intrigo sentimentale o spionistico. "Signor Ego, posso entrare?", Adesso una donna sensuale e disponibile potrebbe chiedere "Signor Ego posso entrare" e io le direi "ma certo, bella Signora, cosa posso fare per lei?" "Signor Ego, posso entrare?" "…e io le direi "cosa posso fare per lei" e la donna "mi faccia tutto quello che desidera…" "Signor Ego, insomma, posso entrare o no!" Come, cosa, chi è? "Sono io lo Zingaro. E’ molto che aspettavo che tornasse…" "Si, Signora…cioè, siediti Pavel, sei solo?" Lo Zingaro fa solo un cenno di sedersi ma subito si rialza. E’ visibilmente preoccupato. "Sono qui per assumerti, Ego. Ho bisogno dei tuoi servigi…" Erano cinque mesi che non sentivo più questa frase bella e romanticissima e ora dovevo udirla pronunciare da uno che non aveva mai avuto una lira in vita sua " Posso pagarti…" Sfortunatamente lo Zingaro è, come il suo padrone Gaudenzio, un proverbiale bugiardo. "Sei sicuro di poterlo fare?" Pavel mi lascia cadere sulla scrivania cinque banconote nuove di bancomat. Vecchie amiche a cui non posso che fare festa. "Le cose mi vanno bene, Signor Ego, non sono i soldi che ci mancano…è la tranquillità" "Che cosa ti preoccupa?" "L’uomo del lunedì". Pensai subito a qualche eroe dei fumetti o a qualche film che, da quando Cirillo si rifiutava di regalarmi biglietti omaggio, non mi potevo permettere di vedere. "Chi è l’uomo del lunedì?" "So solo che non avrà più di trentacinque anni, alto, moro, molto atletico, sempre ben vestito, pieno di grana, almeno sembra…" E perché ti vorrebbe far del male? "Lui non mi vuole far del male". "E allora?" chiedo mettendo subito in tasca le banconote per prevenire una richiesta di restituzione che mi sembrava sempre più probabile. "Tutti i lunedì quest’uomo va a letto con Alexandra…". Io sorrido ma trasformo subito la smorfia in un segno di compatimento: bisogna dar soddisfazione al cliente che paga. "Capisco" dico comprensivo "sono cose che fanno male. Ma non devi abbatterti. A volte è solo una sbandata…." Lo Zingaro mi guarda sorpreso. Io abbasso lo sguardo: è troppo brutto per guardarlo a lungo. Ma come cazzo… "Ego, ma che stai dicendo? Alexandra ci va a letto il lunedì perché il martedì vede l’ing. Travarelli, quello delle piastrelle, il mercoledì il dott. Buccio, il famoso oncologo, e il giovedì e il venerdì…. " "Lo so…l’avv. Gaudenzio…mi era stato chiesto di fare l’uomo del sabato ma la mia religione mi vieta di lavorare nel finesettimana". Pavel si accascia sulla sedia. "Tu non sei serio. Purtroppo io non sono italiano e non conosco altri investigatori privati…" "Grazie, ti userò come testimonial nella mia prossima campagna pubblicitaria! Insomma, mi vuoi dire perché questo tizio ti preoccupa?".

"Nella sua tasca ho trovato una pistola e una calza di seta…" "E allora…?" "Ma tu sei l’investigatore o l’uomo delle pulizie? Lui dice di essere un diplomatico. Perché un diplomatico porta una pistola? E, soprattutto, perché porta una calza di seta in tasca?" E tu, perché guardi nelle tasche della gente? "Volevo scoprire come si chiama.." E come si chiama questo scopatore postfestivo? "Non lo so. Lui dice di chiamarsi Oliver e di essere console, Alexandra incassa sei milioni al mese da lui e non ha nessuna intenzione di far domande.. ma io…io sono preoccupato!"

In tutto ciò, vi era un dettaglio che non quadrava. "Fammi capire una cosa, Zingaro…per andare a letto con quel trippone sudaticcio e maleodorante dell’avvocato Gaudenzio, la tua amica spogliarellista si fa versare cinque milioni, invece per andare col console, vent’anni più giovane, bello ed atletico, ne vuole sei?" "Naturale. Si sembra evidente che tu non capisca molto di queste cose, Signor Ego.. i giovani sono impegnativi… vogliono fare cose … pretendono …l’amante vecchio è una pacchia!"

Già vedevo il povero avvocato ciccio Gaudenzio sdraiato, nudo come un verme, accanto a quella sventolona d’ucraina, mentre si addormentava russando… "hai ragione, Pavel, di queste cose non capirò mai niente…"

 

Monica, ogni tanto, sa pure sorridere. "Bene, cinquecentomila d’acconto sono qualcosa… chi è il pollo?" Io cerco di darmi il giusto contegno, anche per non consentire a me stesso di dimenticare che è pur sempre una mia ex segretaria. "Si tratta di un…ricco uomo d’affari…straniero… che teme che un diplomatico, amico suo, abbia perso la testa per una spogliarellista e mi ha chiesto di indagare per…ricondurlo alla ragione. "E che affari tratta, questo uomo d’affari? " "Mmm…carne…diciamo che compra e vende, soprattutto vende, carne dell’est europeo al mercato italiano. "La carne dell’est non è sempre controllata: e poi dicono che ci prendiamo le malattie!" "E si, qualche volta ce le prendiamo…" "In effetti, comunque costa poco…" "Non sempre, cara Monica, non sempre…anche la carne dell’est adesso costa…io ad esempio in questo momento non potrei permettermela!" "In ogni modo" conclude perentoria la mia socia "tienilo stretto in pugno questo cliente straniero e vedi di cavarne fuori tutta la grana possibile" " Stai tranquilla" le dico ponendo le mani sulla nuca e sdraiandomi nella poltrona " ha per me una ammirazione sconfinata".

(9) Dallo spioncino la donna la vedo solo di spalle. Ma deve essere bella. Cammina su e giù sul pianerottolo in attesa che io apra. La riguardo con attenzione: non mi sembra una mia ex fiamma, ma non si può mai dire, è passato tanto di quel tempo che non sono neppure sicuro di averne mai avute di fiamme. "Insomma, Ego…ci vuole tanto ad aprire…se lei i clienti li riceve tutti così, di soldi ne deve fare pochi…". Deve essere qualcuna che ha parlato con Monica. "Perché mi guarda così? Non mi riconosce? Sono Marianna, la direttrice di Vizi della Capitale, la collega di Egidio." "Mi scusi, non l’avevo riconosciuta senza minigonna…" La giornalista si precipita verso la mia scrivania, sedendosi dalla parte sbagliata. "Ha il collegamento Internet?" "No, Monica lo ha tolto quando ha scoperto che passavo cinque ore al giorno sui siti pornografici…" rispondo piccato facendo finta di scherzare. "Peccato, cercavo la notizia della bomba?" "Quale notizia bomba?" "Non ha capito: la notizia della bomba che questa notte ha devastato la redazione del mio giornale…" "Una bomba al suo giornale? E chi è stato? Politica?" . La donna si accese una sigaretta, incurante dell’enorme cartello di divieto che, superando le ostilità della mia socia, avevo fatto affiggere. "Lei ragiona proprio come la polizia. L’ispettore Cirillo mi ha detto che l’indagine è passata alla DIGOS perché sicuramente vi è qualche motivazione terroristica. Coglioni. Quando mai noi al giornale ci siamo occupati di queste cose. Qui c’entra l’omicidio di Egidio…qualcuno ha voluto far piazza pulita…" Pur di non sedermi io dalla parte del cliente, preferisco rimanere in piedi. "Ha qualche idea di chi possa essere stato?" "Io no. Ma lei probabilmente si. Che cosa aveva notato nella mia redazione?" Io non rispondo a chi sta seduta sulla mia poltrona. La giornalista non solo non intendeva mollare la posizione ma ha anche allungato le gambe sulla scrivania. La gonna, quasi di ordinaria lunghezza, si è ovviamente accorciata fino a farmi leggere la marca degli slip. "Non ho notato nulla di particolare, sciocchezze di nessun significato…" "Non ricorderebbe nemmeno se…" Fuma continuando a guardarmi fisso negli occhi. Mi vorrà pagare o scopare? "…le dessi due milioni…?" Mi vuole pagare. E quando mai… Una gnocca è una gnocca ma anche due milioni non li vedo da tempo…"Va bene, accetto l’incarico e i due milioni di anticipo…" "Non ho detto che volevo assumerla…" "Cara la mia signora giornalista, questo non è un ufficio informazioni. Se vuole sapere quello che so deve assumermi!" "E va bene. Ma guardi che non ho soldi da buttare…" Si aprono prospettive. I soldi sono soldi ma anche una gnocca…"

Marianna si alzò e schiacciata la sigaretta su un piattino di porcellana che non era mai stato usato come portacenere e mai se n’era lamentato, mi chiese "E allora? Quando mi dirà quello che sa?…" Era la mia seconda occasione "Perché no questa sera a cena? Le piace il cibo messicano?" . La giornalista aprì la porta facendo un sospiro "Glielo ho già detto, signor Ego. Lei è un uomo stupido. Molto stupido. Si guardi allo specchio prima di fare certe proposte…" Era proprio pazza di me.

"E’ lei signor Ego?" Dipende, lei chi è? "Il postino. Ho una raccomandata per il Signor Walter Ego. E lei? "Calma…c’è qualcosa da pagare?" "Non c’è nulla da pagare ma solo da firmare per ricevuta. E lei il signor Ego? "Ma non sarà mica una contravvenzione o una cartella d’imposta o altra ingiunzione di pagamento?" "A me sembra solo una lettera. E’ lei il Signor Ego?" "Solo una lettera? Si, certo che sono io. Chi altri verrebbe ad aprirle in mutande?" Il postino sbuffò. "E che ne so? Ieri è venuto un amico di sua moglie…." Spiritoso. Ma come gli assumono i postini? Facendo i provini nei cabaret, direi… "Non sono sposato…" "Guardandola meglio non avrei avuto dubbi. La vuole o non la vuole questa lettera’" La voglio. La apro. Non ci sono soldi. E quando mai. Solo un foglio, coperto fitto fitto da una scrittura minuta e nervosa.

Gentile dott. Ego,

sono spiacente di averle mentito facendole credere che il suo amico avvocato fosse in pericolo. Ma volevo solo contattarla e non potevo dirle subito la verità. Chi era in pericolo, in realtà, ero io e chi mi minacciava era quel camorrista di paparazzo che hanno trovato morto nella mia macchina. La polizia sa che avevo motivi di risentimento contro di lui e non ha dubbi che sia io l’assassino. Le giuro tuttavia che non è così: io sono assolutamente innocente. Non mi sono più fatto sentire con lei perché quel giorno l’ho vista seduta al bar Rosari con quel mascalzone e ho pensato che voi due foste amici. Solo oggi mi hanno riferito che quell’impressione era falsa e che lei gode di pessima fama presso la polizia che mi vuole incastrare. Questo fa di lei l’uomo adatto a quest’incarico. Scopra chi ha ucciso il paparazzo: sono sicuro che doveva avere altri nemici oltre il sottoscritto. Verifichi quali foto ha scattato ultimamente e soprattutto quali non ha pubblicato. Non dovrebbe essere difficile se si recherà alla redazione di quel foglio di merda dove lavorava…Farò in modo di farle avere tre milioni per le prime spese e altre sette milioni le saranno versati se mi fornirà notizie utili a migliorare la mia situazione giudiziaria. Cordiali saluti..

Renzo Languarelli Scazzi.

Un incarico da dieci milioni: non poteva essere lui l’assassino. Si notava subito che era un signore. Forse in un momento d’ira aveva veramente fatto fuori quel verme di Egidio, ma chi non ha qualche difettuccio? Anche Padre Pio, in fondo, dicono che russasse in modo insopportabile…

Oggi il mio oroscopo dice "fidatevi di un amico: avrete le notizie che cercate!" Che stupidaggini. Bisognerebbe credere che tutti i nati sotto il segno del Toro abbiano bisogno di notizie e un amico a cui chiederne. Saremo milioni noi del Toro. Ci sarà qualcuno che non ha bisogno di nulla, che non gliene frega nulla e che non ha un cesso di amico da andare a trovare o magari se lo va a trovare non ha nulla da chiedergli. Però io sono veramente qui, da quel nasuto quasi pelato dell’Ispettore Cirillo. "Pelato? Ma se sono quattro anni che porto il parrucchino!" "Davvero? Non me ne ero accorto. Pensavo che, con la pubertà, ti fossero ricresciuti i capelli…" "Cosa vuoi, Ego, biglietti per lo stadio? La tua Lazio va benino…" "Non mi lamento. Nevded è un portento. Resterà biancazzurro a vita…" Cirillo mi pare alquanto imbarazzato. "Non sono qui per i biglietti dello stadio. Voglio qualche notizia…" "Ma voi investigatori venite sempre in Questura a cercare notizie? Dovreste pagarci…" "Credo che molti miei colleghi lo facciano…" dico acido. "Non fare il cretino, Walter. In ogni modo, se ti interessi al caso Languarelli, non posso dirti nulla…" "Immagino che quella cima del tuo capo sia sicuro che il play boy sia l’assassino…" "Non posso dir niente…" "Del resto, la macchina era la sua, il movente c’è, l’uomo non alibi: che cosa può credere un sempliciotto come lui?" "Non posso dirti assolutamente niente, Walter, in che lingua te lo devo dire’" . Ho come una folgorazione: non sono ancora certi! Cazzo. Non sono ancora certi che l’assassino sia proprio Renzo. Vi sono elementi che non quadrano e di cui non vogliono parlare!

Abbraccio il mio amico ispettore. "Va bene.. so che mi diresti tutto se tutto fosse finito.. evidentemente le indagini sono ancora in corso… " "Ti prego, basta. Hai bisogno di qualcosa? Veramente non li vuoi i biglietti? Vuoi l’indirizzo di qualche puttana convenzionata con noi?" Cirillo è veramente un amico. Non c’è nulla che unisca di più due amici come l’aver scopato la stessa mignotta. Tranne quando non si tratti della moglie di uno dei due uomini, naturalmente. In quest’ultimo caso, il legame d’amicizia, per misteriosi motivi, non sembra migliorare. "No, grazie. Non mi serve. Ma vorrei l’indirizzo di una spogliarellista…" e gli allungo una fotografia.

La foto, in realtà un po’ scura, mostra due coppie assatanate su di un solo enorme lettone. In lontananza, una biondina stava servendo una prestazione alla Monica Lewinski ad un tipo baffuto mentre, in primissimo piano, una tettona stava cavalcando un pancione dal volto beota. "Come hai avuto questa foto?" mi chiede Cirillo. "L’ho sottratta dalla redazione di ‘Vizi della Capitale’ prima che un provvidenziale incendio non eliminasse ogni traccia. Stranamente, il giorno dopo, una persona è venuta nel mio ufficio, ufficialmente per offrirmi un incarico ma anche per dare un’occhiata alla mia scrivania e ai miei cassetti. Evidentemente, questa foto deve essere importante…" "Non so chi sia la Valchiria" mi dice l’ispettore "…ma so bene chi è il cavalcato…". Ma quello lo avevo riconosciuto anch’io.

(10) La prova del DNA aveva scagionato Languarelli. Cirillo era riuscito a tacermi questa notizia con tutta la sua ostinazione di pastore irpino unita alla disciplina del vecchio sottufficiale. Ma non avevo fatto in tempo a discendere la rampa di scale che dal suo ufficio portava al cortiletto interno che già la notizia era pervenuta per almeno due volte alle mie orecchie. Sembrava che nessuno parlasse d’altro. Languarelli è innocente. Del resto, un galantuomo come lui, un finanziere, un amico del Prefetto, uno che la domenica assisteva alle partite seduto accanto al signor Questore…. L’incriminazione? Un atto dovuto. L’arresto? Le normali indagini di una polizia efficiente e preparata. Troppo buonismo. Questi questurini non mi convincevano: se mollavano l'osso con tanta facilità, ciò poteva significare solo una cosa: avevano già in mente chi incastrare. E anch'io ce l'avevo.

"Io? Sospetti di me? Ma ti ha dato di volta il cervello?" "Guarda che sei tu che mi dai motivi di sospettare. In primo luogo, vorrei che mi spiegassi tutte queste menzogne…" "Quali menzogne?" chiede, ancor più sudato del solito, l’avv. Gaudenzio. "Vorrei sapere perché mi hai detto che ancora non conoscevi Alexandra…che Languarelli ti aveva promesso di presentarti la spogliarellista ucraina…tu la conosci molto bene da almeno due o tre mesi…" "Si" disse tutto serioso il pachiderma "…è la mia donna!" "si. La donna del giovedì. Ma vedi di smetterla…." Lo sformato bipede mi guarda sorpreso "Che vuoi dire?" " Lascia perdere e spiegami piuttosto perché Languarelli mi ha detto che ti avrebbero fatto fuori. Non ci credo proprio alla storiella che mi ha propinato successivamente…io lo ricordo bene, era veramente spaventato. "Questo lo devi chiedere a lui…" "Forse. Ma della foto devo per forza chiedere a te…" L’uomo si sprofondò sulla mia poltroncina quasi nuova apportandole il colpo di grazia "La foto è dunque finita nelle tue mani?" . Era imbarazzato più che spaventato. Del resto, la visione di quella matrona che si godeva beatamente il suo martello pneumatico avrebbe imbarazzato un apostolo di Tinto Brass. "Chi è questa latteria in calore?" chiesi, rendendomi conto che, se non fosse stato che parlavo con un assassino ed ero in procinto di comprendere finalmente il movente di tutto quel pasticcio, avrei trovato la situazione particolarmente divertente. "Non ne ho la più pallida idea…" mi rispose rassegnato. "Cioè?" "Cioè…non la conosco….era una situazione particolare…un incontro tra scambisti…" "Scambisti…vuoi dire.. scambio di mogli?" "Esattamente" "Ma se tu non sei mai stato sposato!" Gaudenzio allargò le braccia mostrandomi tutti i suoi centoventi chili in estensione orizzontale "Non credo che ci sia nessuno che porti veramente la propria moglie. E’ l’idea che eccita…" "L’idea? Vuoi dire che tu hai presentato quella graziosa biondina che appare nella foto in fondo alla sala mentre sta prosciugando un tizio con la faccia da venditore di tappeti come tua moglie?" "Certamente" "E l’hai data in cambio di questa vaccona? Io mi sarei fatto la moglie.." "te l’ho già detto, Walter. Tu non puoi capire, è il pensiero…la situazione…" " La situazione è che sei nella merda, amico mio. Già come gusti mi sembri uno sfigato ma il problema vero è che questa valchiria che sta facendo il gran premio di trotto sulle tue palle deve essere una donna molto pericolosa. Perché è indubbio che qualcuno non voleva far circolare questa foto. Se non sei tu, allora non può che essere lei…. "

"E dire…" continuò l’avvocato "che ho già dato dieci milioni al paparazzo in cambio di quelle foto…e, invece, ce ne erano altre in giro." "Vuoi dire che Egidio ti ricattava?" Gaudenzio fece segno di si col capo. "E tu hai pagato?" Altro segno d’assenso. " " E ti aveva chiesto altro denaro?" Ancora un cenno del capo. "Allora, non sei solo nella merda, avvocato. Sei immerso in una cloaca." Questa volta la testa del ciccione non ebbe più la forza di muoversi.

Nel sentire il campanello squillare come se il padrone del dito stesse per essere strangolato, per un attimo ho sperato che fosse un cliente. Sono mesi che non vedo più un cornuto. Mi sono capitate un paio di donne tradite ma, come credo di avervi già raccontato, non sono altrettanto divertenti. L’incarico di un cornuto è sempre pieno di sorprese: non sei mai completamente sicuro che non si tratti di un paranoico e soprattutto sei curioso di vedere come è fatto l’eventuale altro. Perché nei casi in cui (e sono la maggioranza) la moglie si dimostra veramente una vacca, ti accorgi quasi sempre che il "teorema Pitigrilli" viene rispettato. Cos’è il teorema Pitigrilli? E facile. Lo scrittore piemontese nei suoi racconti intitolati "Mammiferi di carne" scrive che spesso tra il marito e l’amante è quest’ultimo ad essere il più vecchio, il più brutto, il più povero e il più sfigato. Se la donna non fosse sposata, non lo degnerebbe di uno sguardo. Perché la vacca non cerca un uomo con cui sostituire un altro uomo: cerca un amante da aggiungere al marito. L’amante non soddisfa un desiderio di sesso e neppure un senso "estetico": soddisfa solo quel desiderio di mignottaggine che cova nel suo cuore coniugato. Cosi scrive Pitigrilli. E non ho tempo per leggere altri libri che possano farmi cambiare idea.

Vado quindi alla porta sperando di trovarmi di fronte il volto sconvolto del marito di qualche peripatetica dilettante: trovo invece la faccia di un figlio di puttana professionista. "Questa volta Ego la paghi cara!" Si era scomodato addirittura il Capo della Squadra Mobile, dovevo veramente averla fatta grossa. "Vedo che hai indossato le tue bretelle migliori, caro Nicola: che cosa ti porta sino a me?" "Questa volta ti sbatto in galera. Quello che hai fatto si chiama occultazione di prove e favoreggiamento. Ho l'impressione che il rinnovo della tua licenza di investigatore diventi molto improbabile..."""Che cosa avrei mai occultato?" ""Non fare l'ingenuo. Cirillo mi dice che gli hai mostrato una foto che costituisce prova a carico dell’avv. Gaudenzio…" Si trattava, evidentemente, della solita foto in cui il panzone veniva cavalcato da una tettona in calore. "E allora?" risposi "Cirillo conosceva già quella foto. La prova era già in vostro possesso e, se avessi voluta occultarla, non l’avrei certamente mostrata ad un ispettore di polizia, non trovi?"

Nicola si accende un sigaro (che palle…ma quando finirà questa disgustosa abitudine di impestare gli uffici altrui?) e dice con aria di pontificazione "Finirai a fare compagnia al tuo amico avvocato in galera se non consegni subito la foto. E bada bene: se hai fatto duplicazioni passerai una montagna di guai!" "In galera? Gaudenzio è in prigione? " " Esattamente. L’incriminazione è di omicidio. Come vedi, c’è poco da scherzare…" Comprendo immediatamente che la polizia è al corrente del fatto che Egidio ricattasse il panzone e che non è assolutamente il caso di fare resistenza. Solo un tarlo mi rode: possibile che quella piattola di paparazzo si limitasse a ricattare l’avvocato quando vi era certamente la possibilità di far grana da tante altre parti?. "Ecco la foto che mi ha chiesto, dottor Nicola. Le assicuro che non esistono copie e che non ne parlerò con nessuno. Come può constatare, vi è da parte mia la più ampia collaborazione…vorrei tuttavia da lei una cortesia…" Quel pallone gonfiato sembra bearsi dal mio cambio di tono. "Se è una cosa che si può fare…." "vorrei conoscere il nome di quella leggiadra signora in dolce compagnia dell’imputato…" Una nube ripassa minacciosa sul volto del sedicente poliziotto "Ego, lei quella foto la deve dimenticare…cancellare dalla mente…" Non è la prima volta che questo sbirro da strapazzo, che ha fatto carriera raccogliendo le soffiate delle tenutarie dei casini del centro storico, mi dice di dimenticare …di farmi gli affari miei. In tanti anni non ho mai obbedito. Non intendo cominciare oggi.

Cirillo è rimasto silenzioso. Talvolta ha annuito alle cazzate del suo capo. Finirà che lo faranno commissario. Uscendo non sa comunque resistere al farmi almeno un cenno di saluto. "Mi raccomando, Ego, abbi cura di te…" La sua mano stringe la mia. Quando la lascia, nel mio pugno è rimasto un foglietto. "Mara Spoletani. Farmacia Spoletani in Largo Chigi". La moglie di un farmacista, dunque. Di giorno vendere supposte e la notte cavalcare avvocati. Non mi sento benissimo. Sarà meglio andare a comprarmi qualcosa. Largo Chigi non è lontano.

(11) La signora Mara è una romagnola verace, simpatica e assolutamente disinibita. Ride addirittura al mio imbarazzo. "Lei sta parlando del giorno in cui si siamo scambiati in quella Villa a Velletri? Ricordo benissimo. Di solito si trova qualche tizio ben fornito…." E mi rifila uno sguardo che mi sembra di conoscere bene "…ma quella sera era un pianto. Proprio con quell’avvocato doveva fotografarmi quel tizio che poi hanno assassinato…" "In effetti…" commento con disinvoltura "…a suo marito è andata meglio. Quella biondina non mi sembrava affatto male…" La farmacista ride di gusto piazzandomi sotto il naso le sue labra silicone "…ma quale marito? Ma ci mancherebbe! Ero in compagnia di Abduh El Nayr. Me lo aveva presentato qualche giorno prima l’ambasciatore Curzio che viene sempre a comprare le medicine qui." I nomi mi sembrano conosciuti ma non riesco ancora a collegare. "Chi è Curzio?" "L’addetto diplomatico presso Palazzo Chigi. Uno dei più importanti collaboratori del Presidente del Consiglio. Chi sia El Nayr immagino invece che lo sappia…" Sono stanco di queste donne che leggono i giornali, saltano a piè pari la pagina sportiva e credono di sapere sempre tutto. Faccio, con una smorfia, un segno di non ricordare. "Abduh El Nayr è il rappresentante della resistenza palestinese che vive in Italia da anni. Un personaggio poco amato dagli ebrei e dagli americani, ma…." "Ma?" "Ma a letto….".

Quel tipo con la faccia da venditore di tappeti era dunque un esponente palestinese. Impossibile che la polizia non fosse a conoscenza di questo particolare. La situazione continuava tuttavia a non quadrare. Perché Egidio ricattava Gaudenzio? In fondo stava facendosi una farmacista. Semmai io avrei ricattato la farmacista per non far sapere alle amiche con quali tripponi andava a scopare. Non aveva senso. E chi era quel tipo che mi seguiva e, a quanto pare, seguiva anche il nostro avvocato? Il palestinese c’entrava qualcosa? Magari era ricattato anche lui, forse, che ne so, si tratta di un esponente religioso e per un mussulmano potrebbe essere grave aver partecipato ad un orgia…troppi dubbi…avevo bisogno di qualche certezza, avevo bisogno di idee chiare, avevo bisogno di soldi. Decisi di andai a trovare Renzo Languarelli.

La villa di Languarelli era sempre al suo posto. Ma questa volta avevo i pantaloni buoni e decido di entrare dalla porta suonando il campanello. E’ poco professionale, lo so bene, ma vi assicuro che è più comodo. La donna che viene ad aprirmi sembra una monaca filippina dell’ordine delle vergini fridige che abbia appena fatto voto di castità. Mi fa entrare con un gesto di rispettoso disprezzo. L’ambiente mi piace molto meno della prima volta. La piscina è vuota e un filo di panni stesi troneggia sul retro. Non posso fare a meno di pensare che forse qualche famiglia di sfrattati gli abbia abusivamente occupato casa. Ma mi sbaglio: strascinandosi un vecchio paio di pantofole il noto play boy romano mi si avvicina sorridendo. "Le chiedo scusa per il mio abbigliamento" mi dice l’uomo "ma non aspettavo visite. Da quando sono uscito dal carcere, è venuto a trovarmi solo il mio avvocato…" "Certamente non si tratta dell’Avvocato Gaudenzio, visto che l’hanno arrestato al posto suo…" rispondo cogliendo al balzo l’occasione per entrare subito in argomento. " "Già…ma hanno preso una cantonata…Gaudenzio in questa faccenda c’entra meno di me…" "Sembra che ci sia di mezzo una donna…probabilmente Egidio lo ricattava…" "Questo non mi sorprende…" "Certo che non la sorprende…visto che vi conoscevate bene…" Il play boy mi guarda con espressione che evidentemente intende essere interrogativa. Io ritengo che sia venuto il momento per chiarire alcuni aspetti che mi frullano in mente da un po’ di tempo. "Quando lei ci vide insieme al Caffè Rosati, decise di non sedersi al nostro tavolo. Vuole spiegarmi il perché? " "Avevo riconosciuto Egidio e avevo capito…" "…capito che lui aveva saputo del nostro appuntamento e si era fatto sotto per evitare che ci incontrassimo, non è così?". Languarelli annuì. "Lei e Egidio vi conoscevate bene. Lo compresi quando, nella redazione dei "Vizi della Capitale" mi capitarono sotto il naso le foto di lei e della figlia dell’ambasciatore abbracciati. Eravate praticamente in posa. Quelle non erano foto rubate…" "Ma fu lei a rubarle… da quella redazione…" "Già. Noto che la signora Marianna ha avuto l’accortezza di informarla. Le rubai per un motivo diverso da quello che lei e la sua amica giornalista immaginate. Le presi perché Egidio, seduti a quel maledetto caffè, mi aveva detto che nessuno era riuscito mai a fotografarvi insieme e che mi lasciava precipitosamente nella speranza che fosse l’occasione buona. Quelle foto contraddicevano le sue parole e mi parve una buona idea nasconderle…" "Già. Non avete l’idea di quanto le abbiano cercate, quelle foto…e anche altre ancor più importanti…hanno incendiato la redazione del giornale nella speranza che fossero nascoste lì e per eliminarle definitivamente...invece le aveva prese lei. Ha commesso una grave imprudenza, signor Ego…." "Marianna e lei sapevate benissimo che quelle foto le avevo io. Per questo motivo è venuta a trovarmi e si è messa disinvoltamente a perquisire il mio ufficio e sempre per questo motivo lei mi ha mandato quella lettera di assunzione chiedendomi di fare quello che avevo già fatto: prendere le foto" "Speravo che le consegnasse a me…" "Bastava offrirmi una barca di soldi…."

Languarelli si tolse la maglietta e rimase a torso nudo. Spero che non sia stato informato male sulle mie preferenze sessuali. Parlavo di soldi, mica di prestazioni in natura. "Perché non rimane qualche ora in piscina? Parleremo tranquillamente…" "Ma se manca l’acqua?" "Come le dicevo, non aspettavo visite…" La situazione mi piace sempre meno. Meglio tagliar corto. "Quanto le è costata questa piscina?" "Non lo ricordo…" "Secondo me, almeno sessanta milioni…" "Le ripeto che non lo ricordo…" "E io le ripeto che saranno almeno sessanta milioni…" "Forse un pochino meno…" "No, guardi, proprio sessanta milioni!" "Ah…ho capito!…va bene…sessanta milioni " Era ora. Meno male, non siamo froci.

(12) Lo so, ho visto troppi film americani, ma quando bussano alla mia porta in una notte di pioggia battente mi aspetto sempre di trovare sul pianerottolo una biondona bagnata fradicia e pazza di me. " Non resistevo neppure un altro secondo, penso a te ogni momento Walter, ti prego, non mandarmi via…". Mai. Mai una volta. Sul pianerottolo, Cirillo con una faccia da cane bastonato. Lo avrei mandato via tranquillamente ma lui è entrato senza neppure chiedere il permesso. "Cosa vuoi?" chiedo cercando di imitare il tono antipatico della mia ex professoressa di matematica. "Pensare. E’ una cosa che non riesco a fare da solo…" "Non c’è nulla che tu riesca a fare da solo, tranne il sesso…" L’ispettore si buttò sul divano con fare quasi sconvolto. L’ultima volta che lo vidi così disperato aveva rotto l’ultimo preservativo rimasto, ma eravamo entrambi più giovani e la compagnia era più numerosa e divertente. "Sono preoccupato per te, Walter….." Nemmeno la mia mamma sarebbe parsa più convincente. "Questa volta è una questione seria. Non hai da fare con questioni di corna o fesserie simili. Questa è gente pericolosa…." Non stava recitando. Non voleva spaventarmi. Lo aveva fatto e basta. "Di quale gente si tratta?" Cirillo si accende una sigaretta. Io corro ad aprire la finestra. "Chiudi" mi dice "il fumo passivo uccide…" rispondo "Anche una pallottola tra gli occhi sparata da un cecchino dal palazzo di fronte…" E no, mio Dio. Adesso basta. Pure il cecchino appostato con il fucile di precisione ci mancava…non sopporto l’idea di essere fatto fuori mentre giro in mutande. Facendo il mestiere che faccio ho pensato spesso alla eventualità di essere ucciso e l’ipotesi più probabile mi è parsa sempre quella del cornuto che dopo aver visionato le fotografie della moglie che fa kamasutra con l’idraulico viene preso la crisi di follia…il cecchino…andiamo, cosa centra un cecchino? "Chi avrebbe messo un cecchino sul palazzo di fronte?" "Chi ti ha detto che hanno messo un cecchino sul palazzo di fronte?" "Lo hai detto tu" "Ho fatto solo un’ipotesi…" Ho capito. Se devo fidarmi dell’intuito della Squadra mobile romana, il cornuto ritorna ad essere il mio più probabile killer. "Sei in pericolo, Ego, in serio pericolo…" Questo l’ho capito. Spero che adesso questo rincoglionito d’un ispettore non "ipotizzi" che vogliano accoltellarmi mentre faccio la doccia, tipo Psyco col sottoscritto nella parte della bonazza. "Questa è gente seria…" Si, vabbè. "…gente estera…" "Come sarebbe a dire ‘gente estera" "Ti ricordi la vettura che ti seguiva…" "Certamente" "Credo che non abbia fai smesso di seguirti…" "E il tipaccio che la guida…chi è?" "Non posso dirti nulla…" "Ma sei scemo? Come…non puoi dirmi nulla? State facendo almeno delle indagini?"

Cirillo allarga le braccia. "Quali indagini? Egidio è stato ucciso da Gaudenzio perché questi era da lui ricattato con foto che provavano la sua partecipazione a festini e scambi di coppie. Punto e basta. Non c’è altro su cui indagare. Il dottor Nicola è stato categorico…nient’altro." "Ma è un movente che non regge. Gaudenzio ha pagato solo perché è un coglione pieno di soldi. In realtà aveva ben poco da rischiare dalla diffusione di quelle foto. Non è sposato e non deve rendere conto a nessuno della sua vita…" "Gestisce l’eredità di un’ereditiera che vive in Uruguay e che avrebbe potuto scandalizzarsi…" "Ma fatemi il piacere: la ragazza è una lesbicona sempre contornata da amichette alla Brigitte Nilsen….." Cirillo è imbarazzato. Siamo amici da tanti anni. Persino persone come noi riescono ad avere amici… "Ego, per la Polizia il discorso è chiuso, non c’è niente da discutere. Io non dovrei neppure essere qui…se Nicola lo scopre mi trovo trasferito in poche ore. Ma tu devi essere cauto, molto cauto. Ho fatto male a darti l’indirizzo della farmacia. Adesso probabilmente sai troppe cose…" Finalmente comprendo quello che voleva dirmi. Io sono intelligente quanto bello ma qualche volta anch’io mi faccio sfuggire dei particolari… "La farmacia della signora Mara…aspetta…ora ricordo…mi ha raccontato che, nella stessa foto dove appariva lei in primo piano mentre stava sfiancando il povero Gaudenzio, in lontananza si intravedeva uno straniero…un palestinese mi sembra…ma come si chiamava? Non ci ho fatto caso, maledizione, questi arabi hanno i nomi tutti uguali. Ma lo straniero che mi segue.. è anche lui palestinese? C’è un collegamento tra le due cose?"

Cirillo ha già riaperto la porta. "Gente pericolosa…" dice richiudendola "…gente abituata ad uccidere…"

Sono rimasto solo. Vado in bagno e vi resto a lungo. Poi chiudo tutte le finestre. Al buio guardo tra le tapparelle. Sui tetti non ci sono cecchini. Almeno così mi sembra.

Se la telefonata di Alexandra l’avessi ricevuto in un periodo meno angosciato sarebbe stato meglio. Era comunque un piacevole invito, anche se condito da mille richieste di cautela e mille precauzioni. Mi faccio il bagno e vado alla ricerca di un paio di slip di Dolce & Gabbana che ho comprato quattro anni fa e messo da parte per le grandi occasioni. Mi metto nudo davanti allo specchio: ho il fisico di un pensionato delle Poste. Sono perfetto. Il tipo troppo bello, asciutto e atletico intimidisce le donne. Non corro questo rischio. Dedico tredici minuti alla scelta dei calzini e cravatta: non ce ne sono due che vadano d’accordo. Rinuncio, scarpe senza calzini e petto villoso in evidenza: irresistibile. Giungo al Club Privato che sono le sette. E’ la giornata di chiusura settimanale ed è tutto sbarrato. Come da intesa, busso due volte alla porta principale e proseguo per raggiungere quella di servizio. Mi guardo intorno furtivo ed poi entro con la disinvoltura di un gigolò cubano. Nel locale, buio e freddo, non c’è nessuno ma il camerino di Alexandra è illuminato. "Entra pure, ti stavo aspettando…" Per qualche misterioso motivo, mi aspettavo la spogliarellista in accappatoio o in sottoveste. Così vanno infatti le cose nei racconti gialle, la donna ti aspetta sempre in sottoveste, i capelli sciolti e una lunga sigaretta in bocca. Alexandra aveva invece solo la sigaretta. Vestiva con un maglione e un paio di jeans di quelli così difficili da togliere che le mie speranze ebbero un ‘immediata battuta di arresto. Chissà se le mutande di Dolce & Gabbana si rovinano lavandole. "Pensavo che non venissi più… hai detto a qualcuno che ci saremmo visti?" Domanda che non bisognerebbe mai fare - medito tra di me – nei film la pongono sempre gli assassini prima di colpire le loro vittime. "Mi dispiace, Walter, mi dispiace tanto…." Cosa ti dispiace? "E’ una bugia, non mi dispiace proprio per nulla!" E ride. La ragazza deve essere impazzita. Eppure sono ancora vestito. "Trecento milioni sono tanti non trovi?" Sono tanti, si, accidenti. "Non potevo rifiutare la proposta di Oliver…" "Chi è Oliver? L’uomo del lunedì?" " Si, in un primo momento mi ero seccata quando ho capito che non mi aveva abbordata per la mia bellezza, ma solo perché gli servivo…Ma, in fondo, neppure io lo frequentavo perché era bello!" "E che problema ha questo Oliver?" "Lavoro. Poverino. Solo lavoro. Deve sistemare i pasticci che combinano i pezzi grossi. Per fortuna, qualche volta, entra in tasca qualcosina anche noi piccoli, se ci sappiamo fare…" E perché Oliver ti darà trecento milioni?" "Veramente me li ha già dati, insieme ad un biglietto di prima classe per Miami. Il volo è per le dieci, ci dovremo sbrigare se non voglio perdere l’aereo…" Alexandra si mette a guardare con insistenza una porta chiusa alle mie spalle. Io comincio a comprendere. Cazzo. Le cose si mettono male. Le probabilità che un giorno mi faccia fuori un marito cornuto si affievoliscono sempre di più. "E lo Zingaro? Lo porti con te?" "Pavel? Mi è servito per tenere lontano i corteggiatori che venivano a lamentarsi di essere stati troppo alleggeriti. Ma di gorilla come lui ne trovo quanti ne voglio…"

Sento che il cerchio si stringe. Non capisco bene dove stia il pericolo e mi sento assalire da un senso d’angoscia. Guardo le mani della ragazza. E’ disarmata. Eppure non parlerebbe come parla, non si muoverebbe come si muove, non mi guarderebbe come mi guarda se… "Mi dispiace, Walter…" Alexandra apre la porta alle mie spalle e un potente ceffone la coglie in pieno viso. "Vaffanculo!" Un altro ceffone si abbatte sulla spogliarellista. Lo Zingaro furente mi sembra bello come un Dio greco. Mentre lui finisce di battere a sangue l’ucraina, io cerco prudentemente di allontanarmi. Dietro la porta dove avrebbe dovuto esserci Oliver c’era effettivamente Oliver. Colpito alla testa. Pavel ha la mano pesante. E io che pensavo sapesse fare solo lavoretti di falegnameria. Mi chino sul corpo dell’uomo svenuto e decido di prendergli il portafoglio. Voglio sapere chi è. E’ venuto il momento di cominciare a capirci qualcosa in questa storia.

La più famosa strada di Roma. Il più famoso Palazzo di quella strada. Mi sono vestito quasi elegante, anche se l’occasione non è proprio mondana. Viene a ricevermi un commesso. "Mi aspetta…" Fa un cenno col capo. Avrà capito? Due rampe di scalone, un busto, un quadro enorme primo ottocento fiorentino, la bandiera più fotografata del mondo che troneggia sotto un’aquila che sembra disegnata da un bambino delle elementari. "L’Ambasciatore l’aspetta…" Entro. L’uomo seduto dietro l’enorme scrivania non si alza e non mi guarda. Mi metto di fronte, in attesa che faccia segno di accomodarmi. Fa il cenno ma con grande sofferenza. Si capisce che non vorrebbe essere li. E forse neppure io. "Oliver è già tornato in Patria…" mi dice in un italiano appena appena caratterizzato dal tipico accento. "Lei, Signor Ego, non ha nessuna prova e il mio governo non consentirà ad essere messo sotto accusa senza prove…" "Non credo, Signor Ambasciatore, che sia un fatto di politica internazionale…" "Si sbaglia. Lo è. Anche se non per me. Per me è un fatto personale…" "Lo capisco" dico e mi meraviglio delle mie parole. Che cosa capisco? Un uomo è stato ucciso, un innocente è in galera, per poco non facevano fuori anche me…eppure capisco… "Vedere quella foto è stato per me tremendo. Politicamente era un disastro...la figlia dell'ambasciatore americano che ha un rapporto orale col rappresentante palestinese in Italia. Immagina la speculazione? Ma, per me, era peggio. Ho educato questa figlia come ho potuto, dopo la morte della madre…ho fallito. Ho fallito come diplomatico, ho fallito come padre…". "Per questo ha fatto uccidere Egidio?" "Si, ero certo di aver recuperato tutte le foto…" "E ha fatto arrestare Languarelli perché sapeva e forse perché era stato lui a consigliare a Gaudenzio la sua "fidanzata" per quella serata di scambi di coppie.." "Già.. scambi di coppie…che porcheria… "Ma con Languarelli, che sta sul libro paga dei vostri servizi segreti, siete riusciti a trovare un accordo. Lui non parla ed è meglio che agli occhi della gente rimanga il ricco fidanzatino della bella ed ingenua figlia dell’Ambasciatore americano a Roma. "Esatto. Ma restava Gaudenzio. Anche lui era presente, sapeva che la ragazza con lui era mia figlia e quasi certamente aveva riconosciuto anche l’uomo con cui…" "Di questo ne dubito, rincoglionito com’è… in ogni modo lo avete fatto incastrare" E poi restava lei, signor Ego, anche se le vostre autorità avevano garantito…" "Che cosa avevano garantito?" "Che lei era un mezzo deficiente, notoriamente incapace di fare il mestiere che dice di fare e che sopravvive solo grazie alla sua socia che la mantiene. La polizia italiana riteneva estremamente improbabile che lei scoprisse la verità…" Già, invece la polizia…", pensai tra di me. "E adesso, che cosa vuole, signor investigatore?"

Il vecchio ambasciatore si era alzato, fatto il giro della enorme scrivania, mi prende sotto braccio facendomi osservare un cassetto aperto. All’interno, una pistola. "Ho pensato anche a quello. A farla finita. Come uomo non mi importerebbe, ma come rappresentante degli Stati Uniti d’America sarebbe un gravissimo sbaglio. Uno scandalo…" "Nessuno vuole questo… forse dobbiamo solo…come dire…salvare il salvabile.." "Che cosa vuole salvare?" "Ad esempio, quel povero disgraziato di Gaudenzio, che è ancora in prigione…" "Lo salveremo. Come salveremo la sua licenza. Anche se questa seconda cosa è paradossalmente più difficile…" Ci viene quasi da sorridere. I rumori di via Veneto si fanno più chiari e distinti. Il sole tramonta. E sui tetti non vedo più cecchini.

Sono due giorni che me ne sto rintanato nel mio studio sulla Portuense. Gaudenzio è stato liberato ma si è guardato bene dal venirmi a ringraziare. Lo Zingaro e Alexandra si sposeranno. Sembra che lui abbia trovato, non si sa come, trecento milioni e almeno per un paio d’anni l’ucraina farà solo spogliarelli privatissimi. Di faccia la ragazza non è più bellissima (sembra Benvenuti dopo aver incontrato Monzon) ma il corpo si è decisamente salvato dal disastro. Sono certo che colui che mi ha salvato la vita (stento ancora a crederlo) si accontenterà. Renzo Languarelli ha annunziato ufficialmente il fidanzamento con la figlia dell’ex ambasciatore americano che è stato destinato a Camberra. La Lazio ha vinto fuori casa col Bologna e Nicola si è fatto bello in televisione con un caso che gli ha risolto Cirillo. Il mondo va come sempre. In fondo a chi importa ormai di sapere chi ha ucciso un paparazzo? Telefono a Marianna. La bella giornalista di "Vizi della Capitale" mi risponde con voce squillante. "Sono Walter Ego, ti va se vengo a bere qualcosa a casa tua questa sera?" A parte una bestemmia, non riesco a capire quasi nulla di quello che mi risponde. Deve essere decisamente pazza di me. Poi vi racconto…

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Questo racconto di Walter Ego è opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone veramente esistenti o fatti realmente accaduti è frutto di casualità. I luoghi reali sono presenti esclusivamente per conferire veridicità al racconto. La lettura non è consigliata ai minori di quattordici anni.