AMBIENTE E NATURA: AL CENTRO DEL NOSTRO PROGETTO rubrica di CORRERENELVERDEONLINE

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Legge 9 dicembre 1998, n. 426

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DL n° 230/1995 modificato

D.P.R. 13 marzo 1976, n. 448

 

 


 

 

 

Ambiente e Natura: per vivere meglio con più consapevolezza

Mantova ed i suoi laghi

insieme ai "Barcaioli del Mincio"

La barca lascia la sua scia nel canale del lago Superiore di Mantova

C’era un tempo in cui nessuno si occupava della natura, anzi era piuttosto essa stessa che si occupava di noi, poi, le cose cambiarono e l’intervento dell’uomo in breve cominciò a distruggere quello che la natura aveva creato nel corso dei secoli.

Nel 12° secolo l’Architetto ed Ingegnere idraulico Alberto Pitentino - su incarico del Comune di Mantova - organizzò un sistema di difesa della città curando la sistemazione del fiume Mincio in modo da circondare completamente il centro abitato con quattro specchi d’acqua, si da formare quattro laghi: Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo; vista in lontananza, Mantova sembrava un’isola.

Alla campagna si accedeva attraverso ponti; al giorno d’oggi due dei quali - il Ponte dei Molini e il Ponte di S. Paolo - sono ancora esistenti.

L’organizzazione difensiva fu perfezionata con una cinta muraria; la città raggiunse il suo maggiore fulgore.

Nel 17° secolo una forte inondazione diede inizio ad una rapida decadenza: il Mincio, trasportando i materiali solidi, trasformò i laghi in paludi malsane che condizionarono ogni ulteriore sviluppo; fu prosciugato, allora, il lago Paiolo a sud, in modo che la città restò bagnata dall’acqua solo su tre lati – come una penisola - ed oggi, ancora si presenta così.

Sono, quindi, tre gli specchi d’acqua, non d’origine naturale, ricavati nell’ansa del fiume Mincio cha danno a Mantova una caratteristica del tutto particolare, quasi magica in quanto sembra una città nata dall’acqua.

I laghi, però, emanavano cattivo odore, portavano le zanzare ed altri insetti che la gente normale rifuggiva per cui fu necessario provvedere ad una bonifica iniziando a dragare prima il lago di Mezzo e poi il lago Inferiore creando un quadro immoto e imbalsamato, statico e irreale.

Che importa se nel frattempo la terra veniva dilavata, il verde annientato e la fauna distrutta?

Fu allora che ci si accorse che la natura era bella, che il patrimonio naturale rappresentava una ricchezza e non costava nulla; era sufficiente non distruggere e per averne una riprova basta prendere una barca - magari proprio quella messa a nostra disposizione dai Barcaioli del Mincio - per ammirare il lago Superiore di Mantova, un luogo romantico, pieno di fascino e di piacevoli sorprese.

I Barcaioli del Mincio sono abili guide ambientali e romantiche figure che sembrano tornare dal passato, profondi conoscitori della immensa rete di canali, di vie e di sentieri d’acqua delimitati da canne palustri, isolotti di ninfee, angoli dove nidificano anatre, cigni, aironi e da approdi sabbiosi dove i pescatori si appostano pazienti.

nelumbium nuciferaUn tragitto con loro nel periodo estivo, ed il visitatore si trova immerso in una visione mozzafiato: il lago scompare ricoperto da un’enorme e morbida distesa verde delle foglie dei fiori di loto (nelumbium nucifera), un’analoga distesa verde di piante a forma si rosetta delle castagne di lago (trapa natans) che i mantovani nel loro gergo colorito e accattivante chiamano "triguii"; il tutto si completa con isole colorate di nenuferi (nuphar luteum) e ninfee che danno all’escursione in barca la sensazione di essere trasportati in un mondo diverso, quasi irreale, orientale, inebriante.

Nelle altre stagioni il lago cambia colore suscitando sempre grande suggestione: in primavera con variazioni sul tema dei verdi; in autunno con una esplosione dei toni del rosso e del giallo e in inverno quando la nebbia ammanta il lago, la scena è unica nel suo genere: il silenzio rotto solo dal brusio della natura e dal lento cadenzare dei remi di una imbarcazione sull’acqua.

L’unicità del luogo deriva da caratteristiche ambientali con presenze di flora e di fauna incontaminate, il lago Superiore e gli altri laghi di Mantova si presentano come punto di sosta di varie specie d’uccelli acquatici, sia di passo sia stanziali: anatre, svassi, aironi, gabbiani, folaghe, garzette, cigni,ecc…

 Navigando il lago, è garantito e tutelato il rispetto della tranquillità dell’habitat per queste creature dei cieli che si possono ammirare da vicino senza che ne abbiano disturbo o spavento.

Come mai i fiori di loto sono presenti nei laghi mantovani?

Fu nel 1921 ad opera di una Botanica di Parma Anna Maria Pedegretti che, proveniente dal sud est asiatico, volle tentare l’esperimento di ricavare dal rizoma la farina di loto per la panificazione.

La farina non ebbe successo nella gastronomia mantovana mentre il fiore colonizzò gran parte dei laghi mantovani.

Esiste però anche una romantica leggenda legata a questi fiori: un giovane, per lavoro, dovette partire per l’oriente dove conobbe una bellissima fanciulla dagli occhi a mandorla e dalla pelle vellutata e profumata come i petali dei fiori di loto.

La sposò e la portò a Mantova perché potesse conoscere la sua città ma la sposina, nello specchiarsi nel lago, scivolò e di lei non si seppe più nulla.

Disperato il giovane decise di raggiungere il suo amore e sparì anche lui nell’acqua non prima aver gettato dei semi di fiori di loto nel lago di Mantova affinché ogni anno, d’estate, il lago celebrasse, con un tripudio di fiori leggiadri, il ricordo della sua amata e spandesse nei dintorni il suo soave profumo.

Diana Onni

foto a cura di Sandro Bianchi