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MUSICA


 

 

La PUGLIA SUONA BENE all’Auditorium-Parco della Musica di Roma

8 - 10 settembre 2011

La Puglia prende vita e sbarca a Roma, all’Auditorium-Parco della Musica, nelle tre serate inaugurali della nuova stagione, dall’8 al 10 settembre 2011, sconfinando sul palco dell’iniziativa Puglia suona bene, presentata dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Puglia Sounds.

Parafrasando infatti l’ormai consolidata e apprezzata rassegna estiva (Luglio suona bene, ndr), per la ripresa autunnale una sfida era alle porte: chi lo dice che una grande città non possa restituire le suggestioni degne di una vivace festa di paese?

In una cornice scenografica del tutto “altra”, con folcloristiche e coloratissime luminarie a incorniciare un pubblico scatenato in balli di piazza sulle note di taranta, pizzica e non solo, alla base della Cavea abbiamo seguito per voi la serata di apertura di giovedì 8, che ha visto succedersi sul palco, dalle 20.30 a mezzanotte circa, Erica Mou, la nuova rivelazione cantautorale pugliese, i sempre emozionanti Radiodervish con la loro coinvolgente ed originale world music, e gli Officina Zoè nel loro trascinante repertorio, in un alternarsi di musiche e colori, per uno spettacolo dalle tre “anime”, apparentemente diverse ma che hanno saputo dar vita ad un’alchimia multiforme ed omogenea allo stesso tempo.

La giovanissima Erica Mou, anche grazie alla complicità di una voce melodiosa e chiara che intona testi autobiografici, densi e netti, con una miscellanea di pezzi d’esordio e simpatia, riesce a ricreare con la platea un’atmosfera intima e confidenziale, che ancor più si scalda fino a divenir familiare quando salgono sul palco Nabil, Michele, Alessandro e Riccardo, la “formazione allargata” dei Radiodervish, che affabulano per un’ora menti e cuori, con un succedersi di pezzi noti e vibranti, in un nuovo incontro che la Capitale gusta a pieno, viste le acclamazioni e i cori a testimoniare l’affetto che solo una band “storica” del settore può meritare. Dopo esserci lasciati cullare da suggestioni e racconti, ecco la scossa finale, l’energia pura che si libera dagli strumenti e dalle voci degli Officina Zoè che, con la loro rivisitazione moderna di canzoni dalla matrice tradizionalmente salentina, permettono alla folla di ballare scatenata come in una “Notte della Taranta” metropolitana.

Mancano solo la terra rossa e le onde del mare all’Auditorium, per un esperimento che ci sentiamo di definire pienamente riuscito, grazie al pieno coinvolgimento degli artisti e dei molti presenti, che per l’occasione non hanno seguito il concerto seduti sulle gradinate come di consueto, ma sotto il palco, come l’allestimento suggeriva, in modo da poter rispondere meglio alle vivaci atmosfere e alle sonorità trascinanti.

È un vento d’Oriente misto ad Occidente quindi,  il vento di un Sud spalancato al mondo, che respira brezza marina, cavalcando il mare come un mezzo che unisce e non che divide due sponde, quello che in questo inizio di settembre ha portato a Roma una brezza frizzante.

Sbronzi di emozioni, la promessa è stata quella di tornare per la chiusura della manifestazione, con la data straordinaria dell’Eretico Tour di Caparezza, prevista per sabato 10 nella Sala Santa Cecilia.

Ed anche qui lo scenario più “classico” ed “istituzionale” non stona con l’ecletticità del “Capa”, al secolo Michele Salvemini, che riesce, non lasciandosi intimorire dalle poltrone di velluto che hanno caratterizzato la tappa più “teatrale” – come lui stesso l’ha definita – del suo tour, a regalare al pubblico uno spettacolo di acuta provocazione e vivo divertimento, come solo lui nel nostro odierno panorama musicale riesce a fare.

Una visione piacevolmente bizzarra si presenta già prima del concerto, con l’ingresso di un pubblico dai 6 ai 60 anni, che conferma il tutto esaurito già comunicato da giorni.

Si spengono le luci e la fantasia di Caparezza già trova sfogo: il cantante arriva infatti, mentre la neve scende sul palco, chiuso dentro un baule, sotto forma di regalo per un “bimbo” che lo ha richiesto nella sua letterina a Babbo Natale.

La trasgressione musicale prende forma da subito e già durante l’esecuzione del terzo brano saltano tutti gli schemi: la sala Santa Cecilia, attonita e buia, fa da cornice docile e divertita all’onda umana che occupa i corridoi tra i posti a sedere e salta, balla e segue il suo eroe che, in possesso di un’energia davvero contagiosa, corre da un lato all’altro del palco, si muove fra scenografie che coinvolgono la platea tanto sono in tono con il contesto musicale, questo dinamismo gli consente di accompagnare i suoi successi e di dialogare con i fan, che gli rispondono entusiasti quasi fossero ebbri da tante immagini e tanta musica.

Due ore di musica e adrenalina, in cui si canta e si ride con Caparezza, tra le note dell’ ultimo album Il sogno eretico (2011) e i suoi storici cavalli di battaglia, hanno concluso in crescendo questi tre giorni di rassegna, alla cui allegra carovana hanno partecipato nei concerti all’aperto di venerdì e sabato sera anche Nidi D’Arac, Boom Da Bash, Salentini Generali, Apres La Classe, Mama Marjas.

Alla prossima, quindi, quando la città sarà di nuovo pronta a trasformare i suoi contorni per abbracciare un’emozione.

Alessandra Giordani

 

 

 

 

 

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